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I voli speciali del G-550 CAEW e il test antimissile: come funziona lo scudo (anti Iran) dell'Italia

La Difesa aumenta la sorveglianza nel settore sud-orientale mentre le nuove unità navali mostrano la capacità di rispondere a minacce a lungo raggio

Il G550 CAEW dell'Italia
Il G550 CAEW dell'Italia

All'inizio della quarta settimana di conflitto nel Golfo Persico, sebbene ci siano segnali di de-escalation dati dalla decisione iraniana di colpire limitatamente l'Arabia Saudita e il Qatar per non innescarne la reazione militare, lo scenario di guerra si è complicato per via del lancio di due missili balistici iraniani diretti verso Diego Garcia, base britannica utilizzata dalle forze statunitensi situata all'incirca nel mezzo dell'Oceano Indiano.

Questo nuovo sviluppo impone cautela nelle valutazioni: si specula che i vettori utilizzati possano essere una versione più a lunga gittata del missile “Khorramshahr”, dato originariamente con una portata di 2mila chilometri, in grado quindi di colpire bersagli sino a 4mila chilometri di distanza. Questa gittata, se confermata, metterebbe sotto tiro di questa tipologia di missili iraniani buona parte dell'Europa Centrale, Italia compresa. Occorre però precisare che non sono ancora chiari molti dettagli di quest'evento: la possibilità che sia stata una messinscena iraniana per sollevare preoccupazioni in Europa usando missili a più corto raggio rispetto a quello necessario per raggiungere Diego Garcia, e l'incognita della posizione del cacciatorpediniere Usa che ha effettuato il lancio di un missile nel tentativo di intercettare i vettori iraniani, che ci farebbe capire a che punto della fase di volo essi si trovavano, aiutandoci quindi a capire la posizione della fase del volo e di conseguenza a stimarne la gittata effettiva. Nuovi dettagli emersi di recente, ma non confermati, riferiscono che uno dei due missili balistici iraniani, quello che ha subito un malfunzionamento, avrebbe percorso 2mila miglia (circa 3200 km) prima di finire in mare, fattore che confermerebbe la capacità di avere una gittata maggiore rispetto a quella sino a oggi conosciuta.

Sorvegliare lo spazio aereo esteso e prepararsi al peggiore scenario possibile

Proprio in nome di questa cautela, che impone come sempre di considerare e prepararsi per il peggiore degli scenari possibili, la Difesa italiana ha intrapreso un aumento delle misure di sorveglianza dello spazio aereo sud-orientale dall'inizio del conflitto, dando recentemente anche un importante segnale delle nostre capacità di difesa aerea a lungo raggio.

Dall'inizio dell'operazione militare contro l'Iran, i velivoli G-550 CAEW (Conformal Airborne Early Warning) dell'Aeronautica Militare operano quotidianamente sul Mar Ionio con sortite di durata superiore alle sette ore. Non si tratta di attività di routine o addestrativa, ma di missioni di sorveglianza di quel tratto di spazio aereo da cui potrebbero provenire minacce verso il nostro territorio nazionale.

I dati, come bene indicato dal sito Itamilradar, sono inequivocabili: da circa tre settimane (la prima missione è stata tracciata il 4 marzo), velivoli CAEW del 14esimo Stormo (basato a Pratica di Mare alle porte di Roma) hanno effettuato lunghi pattugliamenti sul Mar Ionio di durata compresa tra le sette e le otto ore. Sulla base di quanto osservabile pubblicamente, questo ritmo operativo – sia in frequenza sia in durata – non ha precedenti recenti.

Sebbene dal Ministero della Difesa non sia ancora arrivata una conferma ufficiale, il collegamento di queste missioni col conflitto nel Golfo Persico non sembra casuale. Il G-550 CAEW è un velivolo da sorveglianza aerea di ultima generazione, capace anche di effettuare intelligence dei segnali e gestione del campo di battaglia aereo, per questo è quello più idoneo per monitorare quello che succede nell'ampia porzione di cielo che è in grado di osservare col suo radar di tipo AESA (Active Electronically Scanned Array), e in caso guidare la reazione della difesa aerea nazionale, sia coi caccia sia con le unità navali della Marina Militare che imbarcano sistemi missilistici da difesa aerea.

Il contributo e il forte segnale dato dalla Marina Militare

Sappiamo che questa guerra ha già mobilitato le nostre forze, insieme a quelle europee, per difendere Cipro, colpita da un drone iraniano nei primi giorni di marzo: la Marina Militare ha inviato la fregata “Martinengo” nell'area per aumentare le difese, successivamente sostituita dal cacciatorpediniere “Andrea Doria”.

Quest'ultima attività rappresenta il più avanzato limite della sorveglianza aerea del territorio nazionale, e i voli dei G-550 CAEW sono di fatto il trait d'union tra quella zona avanzata e il nostro Paese, fornendo così un “corridoio” di osservazione che dalle nostre coste si estende sino all'estremità del Mediterraneo Orientale.

Sempre la Marina Militare ha dato un importante segnale della sua capacità di contribuire alla difesa aerea nazionale quando il 20 marzo ha effettuato un lancio di un missile Aster-30 da una Multipurpose Combat Ship (MPCS, già note come PPA acronimo di Pattugliatore Polivalente d'Altura), il “Raimondo Montecuccoli”. La Marina fa sapere che il sistema di difesa aerea SAAM ESD (Surface-to-Air Anti-Missile – Extended Self Defence) delle nuove unità combattenti multi missione è stato testato con successo. Il sistema SAAM ESD è costituito da due lanciatori verticali a otto celle tipo Sylver A50 in grado di impiegare missili Aster 15 e 30, e nel prossimo futuro anche gli Aster 30 B1NT per la difesa antimissile.

Il SAAM ESD garantisce protezione immediata contro missili antinave e minacce aeree ravvicinate, assicura copertura estesa per intercettare minacce a lunghe distanze e, quando sarà disponibile l’Aster 30 B1NT, sarà in grado di affrontare e contrastare i missili balistici di teatro.

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