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Missili a lungo raggio e armi ipersoniche contro Cina e Corea del Nord: svolta che alza la tensione

Il Giappone ha dispiegato missili a lungo raggio e capacità di contrattacco. Ecco che cosa succede in Estremo Oriente

Missili a lungo raggio e armi ipersoniche contro Cina e Corea del Nord: svolta che alza la tensione
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L’Indo-Pacifico torna a coincidere con uno dei principali epicentri della tensione globale, con nuove mosse militari a segnalare un cambio di passo nelle strategie di sicurezza regionali. Il Giappone, fin qui vincolato a una postura difensiva, ha avviato un rafforzamento senza precedenti delle proprie capacità militari, in risposta a uno scenario sempre più instabile. L’ascesa della Cina e i continui test missilistici della Corea del Nord stanno infatti ridefinendo lo scenario in Estremo Oriente, spingendo Tokyo a dotarsi di strumenti di deterrenza più avanzati e, soprattutto, proiettati oltre i propri confini. Ecco le ultime novità.

Il Giappone si affida ai missili a lungo raggio

Secondo quanto riportato dal Japan Times, il Giappone ha per la prima volta dispiegato missili a lungo raggio di produzione nazionale e nuovi proiettili ipersonici plananti, segnando un passaggio cruciale verso la capacità di contrattacco. I sistemi aggiornati Type-12, ora ribattezzati Type-25, possono raggiungere obiettivi fino a circa 1.000 chilometri di distanza, mentre gli HVGP, progettati per viaggiare a velocità supersoniche e seguire traiettorie irregolari, risultano particolarmente difficili da intercettare.

Le installazioni sono state effettuate in basi strategiche come quella di Kumamoto e Camp Fuji, evidenziando una distribuzione mirata sul territorio. La decisione nipponica si inserisce in un contesto di crescente pressione militare: la Cina ha intensificato le esercitazioni nelle aree marittime circostanti, inclusi i pressi di Taiwan, mentre Pyongyang continua a sviluppare programmi missilistici e nucleari sempre più sofisticati.

In questo contesto, il ministro della Difesa giapponese, Shinjiro Koizumi, ha sottolineato come tali misure rappresentino un passaggio “di fondamentale importanza” per rafforzare la capacità di deterrenza del Giappone. Tuttavia, la scelta non è priva di critiche: alcuni osservatori e residenti locali temono che le basi che ospitano questi sistemi possano diventare bersagli in caso di escalation, mentre resta aperto il dibattito sulla compatibilità di queste capacità con la Costituzione pacifista del Paese.

Tokyo stringe i muscoli

L’evoluzione della strategia giapponese riflette un più ampio mutamento dell’architettura di sicurezza nell’Indo-Pacifico, dove la deterrenza si sta rapidamente trasformando in capacità di risposta attiva. L’introduzione di missili lanciabili da navi e aerei prevista nei prossimi anni, insieme all’integrazione con sistemi statunitensi come i Tomahawk, indica una crescente interoperabilità con gli alleati e una maggiore proiezione offensiva.

Allo stesso tempo, persistono sfide operative significative, dalla carenza di depositi per munizioni alla necessità di coordinare in modo efficace i sistemi di targeting con le forze americane. In prospettiva, Tokyo punta ad ampliare ulteriormente il raggio d’azione dei propri sistemi, arrivando fino a 2.

000 chilometri per alcune piattaforme. Una traiettoria che, se da un lato rafforza la posizione strategica del Giappone, dall’altro contribuisce ad alimentare una corsa agli armamenti in una regione già altamente militarizzata.

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