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Missili, sottomarini e attacchi in profondità: la scelta che la Marina italiana non può più rinviare

Dopo il rilancio francese dello SCALP Naval, l’Italia deve decidere come colmare il vuoto nei vettori a lungo raggio tra fondi, tempi stretti e vincoli politici

Missili, sottomarini e attacchi in profondità: la scelta che la Marina italiana non può più rinviare

La decisione della Francia di riavviare la produzione del missile da crociera imbarcato SCALP Naval, pone l'interrogativo su quale vettore di questo tipo ricadrà la scelta della Marina Militare italiana per acquisire la capacità di attacco in profondità.

La Marine Nationale, ha recentemente stabilito di aumentare il proprio arsenale di SCALP Naval, ridotto da 250 a 200 esemplari negli anni 2000 per ragioni di bilancio e utilizzato ai sottomarini di classe Suffren e alle fregate di classe FREMM, in considerazione delle evidenze raccolte nei conflitti recenti – soprattutto quello nel Golfo Persico – che hanno dimostrato l'elevato consumo di questo tipo di armamento.

Il missile è stato sviluppato da MBDA, leader europeo del settore, a partire dal 2006 e ha cominciato a entrare in servizio nella marina francese a partire dal 2017. La sua integrazione nelle fregate FREMM è invece cominciata nel 2022 grazie al sistema di lancio verticale Sylver A70.

Il nuovo corso della Marina Militare

La Marina Militare italiana ha da tempo avanzato la necessità di dotarsi della stessa tipologia di armamento: già nel 2021, quando vennero avviati gli studi di de-risking per i nuovi cacciatorpediniere DD(X), si parlava della possibilità di poter imbarcare vettori missilistici da crociera. Nel Documento Programmatico Pluriennale (DPP) della Difesa 2023-2025, compariva una voce per lo sviluppo della capacità missilistica da attacco al suolo (deep strike), prevista per il 2028 e una per la capacità antinave attesa nel 2034, condivisa con l'Aeronautica Militare. Il ministero della Difesa aveva stanziato per il 2024 un totale di 2 milioni di euro, saliti a 3 milioni nel 2025 per poi arrivare a 5 milioni nel triennio 2026-2028 per il programma Future Cruise and Anti-Ship Weapon (FC-ASW) guidato sempre da MBDA, poi diventato ufficialmente “Stratus” a settembre del 2025.

Sempre nel 2025, la Marina aveva avviato uno studio di fattibilità per l’integrazione dello SCALP Naval sulle fregate FREMM EVO, con molto probabilmente la prospettiva di introdurlo anche nei futuri DD(X), i quali sono diventati un progetto esecutivo nell'ultimo DPP grazie allo stanziamento dei primi fondi per la loro progettazione.

Nel frattempo, a luglio del 2024, durante il vertice della NATO, i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Polonia avevano firmato una lettera d'intenti per quello che è stato denominato European Long-Range Strike Approach (ELSA). Secondo quanto riferito, questa iniziativa “consentirà alle nazioni di sviluppare, produrre e fornire capacità nel campo degli attacchi a lungo raggio, aprendo la strada a una cooperazione volta a rafforzare le nostre capacità militari e la base industriale e della difesa europea”. ELSA prevede lo sviluppo di “missili con una gittata superiore a 500 chilometri” destinati a “colmare una lacuna negli arsenali europei che [le nazioni partecipanti] affermano essere stata messa in luce dalla guerra della Russia in Ucraina”. Nello specifico, alcune fonti riportano che la gittata massima di questo nuovo vettore europeo dovrebbe aggirarsi tra i mille e i duemila chilometri, ponendosi quindi in un classe di missili da crociera paragonabile a quella del “Tomahawk”.

Di questo progetto sono stati resi disponibili pochi altri dettagli, nemmeno se ne sia prevista una versione imbarcata, ma intanto proprio MBDA dal salone di Le Bourget dello scorso anno, aveva annunciato di essere al lavoro su un nuovo missile da crociera terrestre, dal nome Land Cruise Missile, basato proprio sullo SCALP Naval.

Tempus fugit

La Marina Militare italiana, oltre alle FREMM EVO e ai DD(X), prevede di dotare anche i nuovi sottomarini U-212 NFS di capacità di attacco a lungo raggio, pertanto si impone che venga fatta una scelta definitiva essendo i primi quattro battelli già in cantiere di cui uno già impostato. Capiamo quindi come abbondino i programmi e le possibilità, ma solo alcune sono effettivamente praticabili in modo da dotare la Marina di un sistema da deep strike in tempi ragionevoli.

Considerando che l'opzione “Tomahawk” presenta delle limitazioni di ordine politico e contingente, per restare in Europa l'unica possibile è avere gli SCALP Naval, considerando che gli altri vettori hanno un orizzonte di consegna in media decennale. I ben noti missili da crociera di fabbricazione statunitense sono infatti un'opzione rischiosa in questo periodo, in quanto gli Stati Uniti si stanno dimostrando un partner meno affidabile rispetto al passato per via della politica protezionista e transazionale della Casa Bianca e per via dell'alto consumo di questi vettori nel recente conflitto nel Golfo Persico, che quasi sicuramente comporterà la sospensione delle esportazioni (toccando il Giappone ad esempio) per riempire gli arsenali della U.S. Navy in modo da ripristinarne la capacità di deterrenza convenzionale, considerando che la politica di Washington, da almeno un decennio, guarda con sempre maggior preoccupazione all'espansionismo cinese nel Pacifico occidentale al punto da considerare un prossimo quasi inevitabile scontro armato diretto.

Il governo dovrebbe pertanto “mollare gli ormeggi” e stabilire su quale vettore puntare per dotare la Marina di un missile da crociera a lungo raggio, ma il periodo non è favorevole: con le elezioni politiche praticamente alle porte, discutere di armamenti non è mai una buona idea in campagna elettorale, dato il distorto pacifismo dell'opinione pubblica che è oggettivamente trasversale a tutte le compagini politiche.

Si consideri anche, come riporta Rid, che l'Italia per quest'anno non potrà usare la clausola di salvaguardia prevista da Rearm Europe ma esclusivamente i fondi SAFE (Security Action For Europe) in quanto il nostro Paese non ha rispettato l'assurdo parametro UE del 3% del deficit di bilancio (pur avendolo notevolmente abbassato nel corso degli ultimi anni arrivando al 3,1% nel 2026).

I fondi SAFE, però, andranno a finanziare programmi già in essere e probabilmente verranno anche in parte utilizzati per compensare dei tagli ai bilanci dei Ministeri - che ci saranno per dar modo al nostro Paese di tornare sotto il 3% - quindi molti programmi verranno congelati in attesa di tempi migliori, e in attesa che sia terminata la campagna elettorale.

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