La guerra in Medio Oriente e le offensive di Stati Uniti e Israele contro l’Iran non sono passati inosservati a migliaia di chilometri di distanza. In Corea del Nord, Kim Jong Un osserva attentamente ogni fase del conflitto. Anzi: lo considera un laboratorio strategico da cui trarre lezioni cruciali. La prima riguarda la vulnerabilità delle infrastrutture militari tradizionali: attacchi mirati e raid aerei hanno colpito basi missilistiche e impianti nucleari iraniani, dimostrando quanto sia difficile proteggere installazioni fisse in una guerra moderna. La seconda lezione riguarda il ruolo crescente dei droni e delle tecnologie autonome, diventati strumenti chiave per sorveglianza, attacchi mirati e sabotaggi. La lezione più importante, tanto più dopo la morte di Ali Khamenei, riguarda il rischio della “decapitazione” politica e militare, cioè la strategia di colpire direttamente la leadership e la catena di comando di un paese nemico.
Kim studia la guerra in Iran
Per un Paese che si basa su un sistema politico altamente centralizzato come quello nordcoreano, lo scenario della decapitazione rappresenta una minaccia esistenziale. Per questo motivo Pyongyang sta accelerando lo sviluppo del proprio arsenale nucleare e missilistico, cercando allo stesso tempo di rendere le proprie strutture militari più difficili da individuare e distruggere.
Secondo quanto riportato dal sito NK News, la guerra in Iran sta rafforzando la convinzione della leadership nordcoreana che la sopravvivenza del Paese dipenda dalla capacità di deterrenza nucleare. Il conflitto in Medio Oriente ha così riportato al centro dell’agenda di Kim tre domande cruciali: come evitare che la Corea del Nord diventi il prossimo bersaglio di un attacco preventivo, come proteggere il governo da operazioni di decapitazione, e quali strumenti militari possano garantire una rappresaglia credibile contro gli Usa e i loro alleati.
In questo contesto la Corea del Nord ha intensificato i test di nuovi sistemi d’arma. Recentemente Kim Jong Un ha supervisionato il lancio di missili da crociera strategici da un nuovo cacciatorpediniere della marina nordcoreana, dichiarando che le forze nucleari del Paese sono entrate in una fase “multifunzionale”.
Verso una nuova cooperazione?
La guerra in Iran potrebbe riattivare una cooperazione militare storica tra Teheran e Pyongyang. Come ha sottolineato il South China Morning Post è infatti “altamente probabile” che, una volta terminato il conflitto, i due Paesi possano tornare a collaborare nello sviluppo di missili e tecnologie nucleari.
I rapporti tra Corea del Nord e Iran risalgono agli anni Ottanta, quando Pyongyang fornì a Teheran missili balistici Scud durante la guerra Iran-Iraq. Negli anni successivi la cooperazione sarebbe proseguita con trasferimenti di tecnologia e assistenza tecnica nello sviluppo dei missili iraniani Shahab, tra cui lo Shahab-3, con una gittata stimata di circa 1.300 chilometri.
Gli Stati Uniti hanno spesso accusato la Corea del Nord di essere il principale fornitore di tecnologia missilistica per l’Iran.
In cambio, Pyongyang potrebbe ricevere petrolio ed energia, risorse cruciali per un paese sottoposto a pesanti sanzioni internazionali. Se queste relazioni dovessero rafforzarsi dopo la guerra, la Corea del Nord non solo trarrebbe lezioni strategiche dal conflitto iraniano, ma potrebbe anche trasformarle rapidamente in nuove capacità militari.