La Cina sta osservando con molta attenzione la guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran. Gli analisti militari di Pechino sono già arrivati ad alcune conclusioni strategiche interessanti. Una su tutte: la vera fragilità degli Usa non sarebbe tecnologica ma industriale. Detto altrimenti, la vera difficoltà di Washington sarebbe quella di poter sostenere conflitti prolungati ad alta intensità, dove il consumo di armamenti supera la capacità di rimpiazzo.
L’analisi del think tank cinese sugli Usa
Come ha spiegato il South China Morning Post, durante i 39 giorni di guerra prima del cessate il fuoco gli Stati Uniti avrebbero consumato una quantità significativa delle proprie munizioni più avanzate. In particolare, sarebbe stata impiegata circa la metà dei sistemi di difesa aerea Patriot e THAAD, insieme a una quota rilevante di missili navali SM-3 e SM-6.
Anche gli arsenali offensivi hanno subito una contrazione: oltre un quarto dei Tomahawk e dei missili JASSM sarebbe stato utilizzato, mentre i nuovi Precision Strike Missile sarebbero stati impiegati in misura compresa tra 40 e 70 unità su una disponibilità totale limitata.
Ebbene, un conflitto contro un avversario di pari livello, come la Cina, comporterebbe per gli Usa consumi ancora più elevati, mettendo sotto pressione scorte già ridotte. Il problema, evidenziato anche da analisti cinesi, è che la capacità produttiva statunitense non riuscirebbe a tenere il passo.
Un problema di produttività
Gli analisti cinesi sottolineano come la struttura industriale americana, frammentata e distribuita tra diversi attori, renda più difficile aumentare rapidamente la produzione in caso di emergenza.
Inoltre, l’elevato costo dei sistemi difensivi – in particolare quelli utilizzati per intercettare missili avversari – renderebbe economicamente svantaggioso affrontare conflitti asimmetrici prolungati.
Alcuni osservatori parlano addirittura di un errore strategico: aver privilegiato lo sviluppo di armi sofisticate senza garantire una produzione
scalabile. Al contrario, la Cina avrebbe puntato su una maggiore integrazione tra industria e apparato militare, con l’obiettivo di sostenere nel tempo eventuali confronti ad alta intensità.