Un'operazione segreta che ha coinvolto un sottomarino russo d'attacco classe Akula e due sottomarini associati alla Direzione Generale per la Ricerca sugli Abissi, nota con l’acronimo di GUGI, è stata scoperta dalla Royal Navy, che ha dispiegato unità di superficie per monitorare tutti e tre i sottomarini. Secondo quanto riferisce Londra il sottomarino classe Akula si è ritirato dall'area, mentre i due associati al GUGI, che si ritiene essere direttamente collegato al GRU, l'intelligence militare russa, restano in missione nella zona e sono attualmente monitorati dalle Forze Armate britanniche. Secondo gli uomini di Whitehall, l'obiettivo dei sottomarini di Mosca sarebbe sempre lo stesso: spiare i cavi sottomarini posati nelle profondità delle acque del nord del Regno Unito.
Secondo il ministro della Difesa John Healey i sottomarini russi stavano conducendo un’operazione "segreta" su cavi e oleodotti nelle acque a nord dell’isola; per questo la fregata della Royal Navy HMS St Albans, alcuni elicotteri antisommergibile Merlin, decollati per tracciare tutti e tre i sottomarini, e un aereo per il pattugliamento marittimo P-8 Orion della Royal Air Force sono stati immediatamente dispiegati per “scoraggiare l'attività dannosa di Mosca”.
Non ci sono “prove di danni alle infrastrutture britanniche nell’Atlantico", ha riferito il capo della Difesa britannica, e non ci sono neanche evidenze che ciò che viene riferito dagli inglesi corrisponda a una minaccia reale; ciò nonostante, il ministro Healey ha ripetuto una frase che aveva indirizzato alla Russia di Vladimir Putin già lo scorso novembre, quando la nave d’intelligence russa Yantar venne individuata a ridosso delle acque inglesi e Londra si trovò a schierare una fregata e aerei da ricognizione per intimare l’allontanamento della nave dalle acque che custodiscono infrastrutture sottomarine critiche: "Vi vediamo. Vediamo la vostra attività sui nostri cavi e oleodotti e sappiate che qualsiasi tentativo di danneggiarli non sarà tollerato e avrà gravi conseguenze”. Come è già accaduto in passato, l’ambasciata russa a Londra ha smentito le accuse del Regno Unito, asserendo che la Russia non è “interessata alle comunicazioni sottomarine britanniche”. L'agenzia Tass ha riportato che l'ambasciata ha dichiarato che la Russia "non stava minacciando le infrastrutture sottomarine, che sono davvero cruciali per il Regno Unito. Non stiamo usando una retorica aggressiva a questo proposito".
Secondo la Royal Navy la presenza di un sottomarino d’attacco classe Akula sarebbe stata l’elemento di una tattica diversiva che avrebbe attivato le contromisure inglesi, che si sarebbero dovute concentrare sulla sua presenza, tracciandolo e monitorandolo, mentre due sottomarini spia del GUGI avrebbero potuto svolgere le loro missioni di “spionaggio” sui cavi sottomarini.
La BBC ricorda che ci sono circa 60 cavi sottomarini che approdano in diversi punti lungo la costa del Regno Unito, in particolare intorno all'East Anglia e al sud-ovest dell’Inghilterra. Oltre il 90% del traffico internet giornaliero del Regno Unito viaggia attraverso questi cavi sottomarini, per cui la Direzione principale della Ricerca in profondità russa sembra nutrire un particolare interesse.
Da Whitehall riferiscono che un sottomarino d'attacco Akula ha lasciato le acque britanniche ed è tornato in Russia, dopo essere stato monitorato da ulteriori unità della Royal Navy (non possiamo escludere il coinvolgimento di sottomarini inglesi), mentre i due sottomarini GUGI sono rimasti.
La Royal Navy si è trovata a monitorare le navi e i sottomarini del GUGI diverse volte negli ultimi due anni e potrebbe aver “raccolto informazioni vitali” monitorando i loro movimenti e le operazioni che la Direzione Generale per la Ricerca sugli Abissi russa ha condotto nei mari inglesi e nei mari della vicina Irlanda, concentrando le sue analisi su “cosa” viene mappato e sulle tattiche impiegate da questa divisione associata all’apparato dell’intelligence russo, impegnato ormai da anni in una campagna di operazioni ibride che
potrebbero approfittare dell’attenzione che gli osservatori internazionali stanno dedicando alla guerra in Medio Oriente per tornare a muoversi nelle zone grigie dell’interminabile contrasto con l’Occidente.