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La super linea difensiva di Taiwan: così l'isola può resistere a un'invasione

Taiwan ha messo in mostra una strategia difensiva multilivello pensata per colpire lontano, controllare il mare e rendere un'eventuale invasione cinese lunga e costosa

La super linea difensiva di Taiwan: così l'isola può resistere a un'invasione
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Taiwan ha scelto di rendere visibile la propria strategia di sopravvivenza in uno dei momenti di massima pressione militare da parte di Pechino. Nel pieno delle esercitazioni cinesi attorno all'isola, note come Justice Mission 2025, il Partito Democratico Progressista (DPP), forza di governo a Taipei, ha infatti diffuso una grafica dettagliata che illustra le possibili linee di difesa contro una futura invasione dalla Cina continentale. L'obiettivo di una simile mossa? Dimostrare che l'isola non è impreparata e che ogni eventuale attacco incontrerebbe una resistenza strutturata e multilivello. Ricordiamo che le ultime manovre cinesi, sempre più mirate e realistiche, hanno incluso simulazioni di blocco navale, attacchi a porti strategici e operazioni aeree con bombardieri H-6, azioni chiaramente volte a scoraggiare e neutralizzare un intervento statunitense e l'arrivo di forniture militari a Taiwan. In risposta, Taipei ha messo sul tavolo la propria dottrina difensiva, mostrando come le aree interessate dalle esercitazioni del PLA e della Guardia Costiera cinese rientrino nel raggio d'azione dei sistemi d'arma taiwanesi.

La grande muraglia difensiva di Taiwan

Al centro della strategia emerge, come ha spiegato nel dettaglio il sito Naval News, troviamo una "linea di difesa" estesa fino a 200 chilometri dalle coste, concepita non come una barriera statica ma come un insieme di zone di ingaggio pensate per logorare e rallentare l'avversario sin dalle prime fasi di un conflitto.

Il primo pilastro della difesa taiwanese è riassunto in un concetto chiave: "colpire la fonte". In caso di crisi o di invasione imminente, le forze armate di Taipei prevedono di attaccare le infrastrutture da cui partirebbe l'offensiva cinese, come porti, basi aeree e nodi logistici sulla costa continentale. In questo contesto si inserisce lo sviluppo di missili da crociera di produzione nazionale, capaci di raggiungere obiettivi in profondità nel territorio cinese.

A rafforzare questa capacità contribuiscono anche i sistemi statunitensi recentemente acquisiti, come gli HIMARS e gli ATACMS, che consentirebbero all'esercito della Repubblica di Cina di colpire con precisione e rapidità, interrompendo l'imbarco delle truppe e le linee di rifornimento fin dall'inizio delle ostilità. Non a caso, una parte delle esercitazioni Justice Mission 2025 sarebbe stata dedicata proprio alla neutralizzazione di questi sistemi.

La strategia di Taipei

La grafica diffusa da Taipei inserisce queste capacità all’interno di una strategia difensiva a sette livelli, che va dalle operazioni in mare aperto fino alla difesa terrestre delle aree costiere, con la chiara intenzione di trasformare ogni chilometro di avvicinamento all'isola in un costo crescente per l'attaccante.

Superata la prima linea, lo scenario si sposta verso quella che Taipei definisce la "battaglia decisiva in mare". Pur non potendo competere numericamente con la Marina cinese, la Repubblica di Cina punta su una flotta agile e pesantemente armata: corvette lanciamissili, piccole unità d'attacco e soprattutto le batterie costiere della Brigata Haifeng, specializzate nella guerra antinave da terra.

La mappa indica tre aree chiave – Penghu, Pingtung e il nord dell'isola – destinate a ospitare unità di interdizione marittima. Tra i sistemi evidenziati spicca la versione a raggio esteso del missile supersonico Hsiung Feng III, in grado di colpire bersagli navali fino a 400 chilometri di distanza. Più vicino alle coste entra in gioco la seconda linea difensiva, entro i 100 chilometri, basata su operazioni di blocco litoraneo.

Dal 2024, la Marina taiwanese sta lavorando alla creazione di una forza dedicata alla difesa costiera, che integrerà mezzi rapidi dei Marines, unità missilistiche navali e sistemi terrestri per proteggere la zona contigua di 24

miglia nautiche. In parallelo, Taipei ha accelerato la transizione verso una difesa asimmetrica, investendo in droni marittimi, munizioni circuitanti e capacità distribuite.

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