«Il dito? Nessuno ha il coraggio di decidere»

Non usa la parola referendum. Ma si domanda in tono provocatorio se «intendano chiedere anche alla Curia o ai cittadini che cosa ne pensano. Nessuno si vuol prendere la responsabilità». Maurizio Cattelan, l’artista (ri)tornato al centro delle polemiche per il «dito medio» che dovrebbe essere collocato a settembre per quattro settimane in piazza Affari non detta ultimatum al Comune. Ma anche ieri il via libera all’installazione che ha già diviso assessori e opinione pubblica ha subito l’ennesimo rinvio in giunta. Neanche inserito all’ordine del giorno, dopo che giovedì sera è arrivato il parere negativo della Borsa. «Non sarà vincolante», lo aveva precisato anche il sindaco quando lo ha richiesto. Ma forse non si aspettava la risposta che invece l’ha messa in una posizione imbarazzante: in sintesi, la lettera firmata dall’amministratore legale di piazza Affari spiega che pur rispettando la decisione pubblica che verrà assunta, il parere sull’opera è negativo, «la Borsa non si nasconde dietro a un dito». E Cattelan replica con l’ironia: «Nessuno si è offeso quando si è scoperto che le banche non sono così tanto banche. Strano che nessuno abbia avuto niente da dire». Ma assicura, «non sono arrabbiato, sono altre le cose che mi fanno arrabbiare. Io continuo a fare il mio mestiere, sono all’estero e ho tante altre cose da fare». Ma il Comune che continua a fare melina, e non si assume la responsabilità di decidere senza sondare troppi umori? «Non mi stupisco, mi avrebbe colpito il contrario. Io comunque sono stato molto contento quando il Comune mi ha chiamato per realizzare un’installazione in piazza Affari e continuerò ad esserlo se confermeranno l’intenzione».
E il sindaco a questo punto avrebbe tutte le intenzioni di tirare dritto, con o senza il via libera della Borsa. «Con l’assessore alla Cultura stiamo studiando delle soluzioni», si è limitata a rispondere ieri. Lunedì Massimiliano Finazzer Flory incontrerà i vertici di Palazzo Mezzanotte per chiarire i dubbi e spiegare nel dettaglio l’opera al centro del mirino. «Contro le ideologie», «non un dito medio ma una mano con le dita mozzate, è la dissacrazione dell’ideologia nazista e del suo simbolo, il saluto romano» precisa. È convinto che già martedì il parere sarà positivo e la delibera rinviata per tre settimane consecutive andrà in giunta venerdì prossimo, anche se Finazzer sarà a Shanghai per l’Expo e non potrà partecipare alla seduta. Forse sarà provvidenziale anche l’assenza dell’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli («il 18 sarò fuori città» ha fatto sapere). Di area cattolica, è uno dei più ostici all’opera, anche se la scorsa settimana ha precisato che non farà le barricate («rimango contrario, ma anche Finazzer non condividerà tutti i provvedimenti che porto io in giunta»). Potrà risparmiarsi di votare a favore con il mal di pancia. «Il sindaco e le giunta sono convinti ad andare avanti - ribadisce Finazzer - e ora vogliamo che anche la
Borsa si convinca della bontà dell’operazione. Ma ricordo che la piazza è pubblica. E la Borsa rappresenta sì valori di Milano come la democrazia e la libertà, ma non è in senso stretto un’istituzione: è una società privata e sono certo che comprenderà il significato vero di questa operazione, cioè una domanda sui nostri pregiudizi e un modo per non prendersi troppo sul serio». «Già oggi pomeriggio - ha fatto sapere ieri - mi sentirò con la parte inglese della società per convincerli».

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