Diventare francesi? Ora si dovrà giurare

Parigi Per diventare francesi «doc» mancava solo l’idea del giuramento: firmare una carta dei diritti e dei doveri del buon cittadino potrebbe infatti diventare un passo obbligato per tutti i giovani di Francia al compimento della maggiore età, per poter essere considerati appieno parte della Repubblica. È la nuova proposta del ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, lanciata all’interno del dibattito sull’identità nazionale voluto dal governo e molto contestato dall’opposizione, «per fare dell’appartenenza alla nazione un tema per tutti e non riguardante solo gli immigrati».
«Tutti i giovani francesi che si apprestano ad avere 18 anni e a votare - ha detto il ministro - potrebbero dover firmare anche un giuramento, una carta, qualche cosa che stabilisca il loro legame con la Repubblica».
La carta, ha continuato, «potrebbe ricordare i principi morali e politici che costituiscono un insieme di regole e di diritti».
Per studiare e affinare il contenuto di questa proposta - ha spiegato il ministro - dovrebbe essere formato prossimamente un gruppo di lavoro, che includerà anche avvocati costituzionalisti. Sarà infine organizzato un incontro del governo a cui parteciperà anche il premier François Fillon.
Intanto Besson ha parlato di un possibile esame che «valuti le conoscenze civiche» e che potrebbe essere proposto al primo anno di liceo oltre a «corsi di cittadinanza» aperti a tutti. Chiede anche che venga considerato il livello di apprendimento della lingua francese per chi chiede di essere naturalizzato.
La risposta dell’opposizione di sinistra è arrivata già ieri, in una petizione dal titolo «Volete essere francesi, provatelo». Nell’appello dei socialisti si esige che «il governo ristabilisca un trattamento normale e uguale per tutti sul rilascio delle carte d’identità». Secondo il Ps è necessario «togliere il clima di sospetto intollerabile e la paura verso lo straniero».
Anche i verdi avevano denunciato nelle ultime settimane «la prevedibile deriva» del dibattito sull’identità nazionale.
Non poche polemiche aveva suscitato inoltre l’uscita del segretario di Stato francese alla Famiglia, Nadine Morano, sul «buon francese musulmano» che deve «amare la Francia, avere un lavoro, non parlare lo slang delle banlieue e soprattutto non portare il cappellino con la visiera al contrario». Ottimi intendimenti, ma espressi con una certa mancanza di senso del ridicolo.
Besson ha comunque assicurato che parlerà della sua proposta e degli altri temi emersi durante i mesi di dibattito sull’identità nazionale con il presidente Nicolas Sarkozy: spetterà a lui decidere il da farsi e annunciare le eventuali misure entro la metà di febbraio, prima delle elezioni regionali.
Nelle stesse ore, il segretario generale dell’Eliseo Claude Gueant ha suscitato le dure reazioni dell’opposizione di sinistra parlando della possibilità di rifiutare la cittadinanza francese a chiunque indossi un velo islamico integrale (il famigerato burka). Se si porta il velo, ha semplificato Gueant, «non si è francesi». Parole che riecheggiano quelle di Sarkozy, che ha spesso ripetuto che il velo integrale «non è benvenuto in Francia».
L’eurodeputato dei verdi Daniel Cohn-Bendit si è chiesto ironicamente se «a ogni francese che indossi il burka vada dunque tolta la nazionalità».
Una commissione parlamentare bipartisan consegnerà il 26 gennaio un rapporto conclusivo sul divieto del velo al presidente dell’Assemblea nazionale Bernard Accoyer.
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