La penna di Ennio Flaiano è come un bisturi. E nell'operazione chirurgica che sono i suoi racconti e aforismi, gli italiani sono i pazienti prediletti.
Accade immancabilmente nel racconto "Un marziano a Roma" (1954) che, nell'adattamento di Emilio Russo, conquista il palcoscenico del Teatro Menotti da questa sera a sabato. Protagonista assoluta nel ruolo del marziano Kunt ma anche in quello dei comprimari di una storia surreale nella forma e implacabilmente realistica nella sostanza è Milvia Marigliano, attrice veterana che negli ultimi anni si è guadagnata una popolarità presso il grande pubblico attraverso titoli "griffati" da Paolo Sorrentino come la serie "The Young Pope", il film "Loro" e, buon ultimo, "La Grazia", nel quale ha interpretato Coco Valori, donna nelle alte sfere del potere istituzionale.
Un veloce ripasso: di cosa narra "Un marziano a Roma"?
"Con la sua maestria, Flaiano racconta di un marziano che atterra a Villa Borghese, diventando la notizia del giorno a Roma. Questo essere è protagonista di una parabola tragicomica in cui sarà prima novità salvifica, poi delusione".
Ricetta tipicamente italiana?
"Esatto. Noi mastichiamo i nostri eroi, che siano reali o fittizi, e poi li sputiamo. Masaniello non poteva che essere roba nostra. Questo resta un testo attualissimo, anche se la caratura di quell'Italia era diversa da quella attuale".
In che senso?
"Bè, guardiamo l'Italia di allora, anche quella del Boom economico, del consumismo postbellico e dello strapotere della televisione, su cui Flaiano ironizzava, in buona compagnia se si pensa a Pasolini. Allora gli intellettuali erano questi, i politici criticati di ben altra caratura, i giornalisti rispondevano ai nomi di Montanelli, Buzzati, Piovene. In Italia è cambiata la taglia".
Come nasce l'idea di portare questa storia a teatro?
"In realtà ci si provò anche in passato, con una commedia scritta proprio da Flaiano, che andò in scena per la prima volta proprio a Milano, al Teatro Lirico nel 1960: il protagonista era Vittorio Gassman. Andò malissimo. Emilio Russo ha saputo unire il racconto breve con parti di questa commedia teatrale".
Cosa appare in scena?
"Alle mie spalle c'è un grande schermo che proietta un cielo prima azzurro, poi nuvoloso, pieno di stelle, quelle in cui si rifugerà, di nuovo, il povero marziano".
I suoi progetti all'orizzonte?
"Vorrei portare questo spettacolo, anche solo per poche repliche, a Roma, perché il nostro marziano atterra a Villa Borghese, e la penna di Flaiano è abilissima nel dipingere una società romana cinica, abituata a veder scorrere idoli che
poi crollano. Prossimamente sarò nel film Fame d'aria di Giuseppe Bonito, tratto dal libro di Daniele Mencarelli. Su Netflix è atteso Nemesi, una serie thriller in cui sarò insieme a Pierfrancesco Favino e Barbara Ronchi".