Il documentario Whisky e ragazze per i maledetti del rock

Cannes Naturalmente inizia con una linguaccia. Il docufilm Stones in exile uscirà a metà giugno in dvd (per la Eagle) e sarà seguito da un altro dvd sul mostruoso tour che seguì la pubblicazione dell’album Exile on Main Street. Raccontano l’epoca d’oro dei Rolling Stones, ossia il periodo in cui registrarono il disco simbolo del rock stradaiolo e contaminatissimo dal blues e dal gospel. Sono documenti che vanno al di là della musica in sé e descrivono un’epoca che è ormai cancellata dall’attualità ma della quale ogni giorno si possono trovare tracce istantanee. Insomma in Stones in exile i Rolling Stones si fanno vedere per quello che veramente erano: tossicodipendenti fuori da ogni regola (specialmente i chitarristi Keith Richards e Mick Taylor, molto meno Jagger, Bill Wyman e Charlie Watts), musicisti dotati, simboli di un tempo. In Italia stavano decollando gli anni di piombo e c’erano i governi balneari. In Costa Azzurra alcuni ragazzi gironzolavano di giorno con il loro seguito di ragazze e scrocconi, tra spiagge e casino, e di notte registravano in una cantina fradicia di umidità. Da Stones in exile e dalle immagini inedite che sono comprese nell’oretta del dvd, viene fuori un quadro maudit e quasi commovente, una sorta di neorealismo rock che finora si è solo immaginato. La band disfatta di fianco a bottiglie di whisky Jack Daniel’s. È una parte di rock che è finito e per questo ora merita di essere omaggiato. Solo ora, però.

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