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La Rochelle in versione attivista politico. Così interpretò gli anni Trenta d’Europa tra errori madornali e intuizioni profetiche

Una raccolta di scritti su questioni di attualità dell’epoca, mostra la sua visione radicale e antiborghese. Ma anche il suo "furor di vivere". Oltre a una notevole erudizione storica

La Rochelle in versione attivista politico. Così interpretò gli anni Trenta d’Europa tra errori madornali e intuizioni profetiche
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In questa raccolta dei suoi scritti politici, Cronaca politica (1934-1942), Drieu La Rochelle ben compendia la sua Weltanschauung radicale e antiborghese, e, al tempo stesso, confessa, con un'onestà intellettuale rara, anche i possibili errori di valutazione su alcuni degli avvenimenti e dei temi trattati, frutto sicuramente del suo "furor di vivere" attivamente la vita politica del suo tempo e del suo impegno, e, aggiungiamo noi, del periodo stesso interessato dalle sue analisi. Periodo, quello degli anni 1930-1940, di enormi rivolgimenti storici, sociali e politici in Francia, in Europa e nel mondo, e i cui risvolti quelli noti tanto quanto quelli che rimangono più sottotraccia sono tuttora oggetto di un vivace dibattito storiografico.

Non stupisce quindi che Drieu, accanto a delle intuizioni notevoli, compia delle altrettanto notevoli sviste, come egli stesso ammette, d'altronde. E questo lo diciamo non con il senno di poi, ma cercando di valutarle, sviste e intuizioni, alla luce delle informazioni e delle fonti disponibili all'epoca. In tal senso, non dovrà stupire il lettore contemporaneo l'uso spesso contraddittorio che Drieu fa di termini per noi consolidati, come "fascismo", "bolscevismo", "liberalismo", ma anche "giacobinismo". Per i primi due fenomeni, essendo sostanzialmente due assolute novità politiche, è comprensibile un certo disorientamento iniziale di Drieu nell'identificarne chiaramente e analizzarne i caratteri salienti, specie per quanto concerne il fascismo, con le sue innumerevoli sfaccettature presenti sia all'interno del primigenio fascismo italiano che nelle sue versioni mitteleuropee e persino d'oltremare.

Drieu si immerge quindi con entusiasmo in questo magma di confronto dialettico e intellettuale, spesso aspro e polemico, sdoppiandosi tra la sua figura (e la sua opera) di romanziere e quella di attivista politico, come altri suoi colleghi quali Brasillach e Rebatet, laddove altri, come Giono e Céline, pur autore dei noti sulfurei pamphlet, nel periodo della Collaborazione si dedicarono quasi esclusivamente alla loro opera letteraria.

Il risultato dell'impegno del Drieu "attivista politico" saranno opere come Misura della Francia, Ginevra o Mosca, L'Europa contro le Patrie, Socialismo fascista e Avec Doriot, tutte scritte tra il 1922 e il 1937, oltre a una enorme massa di contributi, articoli e lettere editi sulla stampa francese e internazionale, parte dei quali sono qui raccolti, e i cui pensieri riecheggiano anche nelle frequenti contraddizioni nei passi corrispondenti del suo Diario 1939-1945.

Leggendo questa Cronaca politica e il Diario non si può non rimanere colpiti dalla spinta ideale, dalla sincera passione e forza - in breve, dal "romanticismo fascista" - di Drieu, oltre che dalla sua notevole erudizione storica (en passant, notiamo un non casuale afflato di Drieu verso la monarchia, ovviamente in una sua personale accezione di questa istituzione), forse, e diciamo forse, più spiccata della sua capacità di interpretazione degli avvenimenti a lui contemporanei. Il punto critico risulta essere per Drieu, ma più in generale per tutti, o quasi, gli intellettuali collaborazionisti - quello dei rapporti culturali con la Germania nazionalsocialista prima e durante l'Occupazione. Infatti, mentre la più parte di questi maturò un certo sentire europeo, furono invece pochissime le traduzioni tedesche di opere di intellettuali francesi effettuate tra il 1933 e il 1935: su 235 libri di autori francesi tradotti non figura quasi nessuno scrittore "fascista", a parte Brasillach e de Châteaubriant, e anche durante la Collaborazione le traduzioni furono pochissime, e tra esse non compare nessun libro di Drieu la Rochelle e di Rebatet.

In un equivoco simile incappa il Drieu attivista politico quanto alla "razza", con la sua convinzione, ancora riscontrabile nel 1944, nel Diario, che gli inglesi, in quanto appartenenti alla stessa "razza bianca" dei tedeschi e dei francesi, si sarebbero resi conto del terribile errore di questa (seconda) guerra fratricida, ponendovi fine. La storia non andò esattamente nel senso auspicato da Drieu, evidentemente.

In conclusione, dovremmo dire che il Drieu romanziere è quindi migliore, alla luce dei fatti, del Drieu attivista politico? Diremmo di no.

Errori d'interpretazione o d'analisi o meno, queste pagine ci permettono di esplorare la mente di uno dei maggiori intellettuali del 900, e in casi simili anche le contraddizioni apparenti o reali che siano - sono stimolanti quanto le sue visioni.

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