Due chilometri di boutique e locali nei vecchi magazzini delle ferrovie

Vie Sammartini e Ferrante Aporti. Grandi Stazioni: «Investimento da 50 milioni, più il mega-parcheggio. Noi siamo pronti ma servono sicurezza e sistemazione delle due strade»

L’operazione costerebbe circa 50 milioni, più la realizzazione del mega-parcheggio sotterraneo automatizzato. L’idea è semplice: riqualificare i 105 magazzini raccordati della stazione. Locali da 300 metri quadrati ciascuno che partono dalla Centrale e si allungano per un chilometro sulle vie Sammartini e Ferrante Aporti. Riqualificarli e venderli, facendone una sorta di marchio cittadino, un po’ come le Viaduc des Arts di Parigi. Qui si tratta di 48mila metri quadrati di magazzini, che ospiterebbero locali, boutique, ristoranti, librerie. O anche uffici e servizi. Il progetto non prevede nuovi volumi, e si paga da sé. C’è solo una condizione: «È una scommessa, si vince o si perde. Si deve rifare tutto. O niente». Insomma, l’operazione funziona solo se ha un impatto forte, in grado di cambiare volto alla zona, facendo della stazione la vera porta del centro di Milano. Quel centro che ora è lì a pochi passi, in via Pisani e piazza della Repubblica.
Non è un caso che oggi quei vecchi magazzini siano vuoti, e quindi anche degradati. Sono vuoti perché «Grandi stazioni», la spa controllata da Fs e partecipata da grandi gruppi industriali privati, sta portando avanti quello che chiama un «piano di liberazione» di questi enormi locali, ideati dall’architetto Ulisse Stacchini, e nati come magazzini logistici: qui i camion entravano per scaricare le merci che dei carrelli elevatori caricavano sui vagoni in partenza dalla stazione, un tempo grande snodo del traffico commerciale. Durante la guerra i «magazzini raccordati» furono usati anche come dormitori per i militari, in seguiti ospitarono anche emigranti arrivati nel primo Dopoguerra. Infine toccò al mercato del pesce. Oggi il trasporto su ferro delle merci tocca altre vie. Dagli anni Settanta i magazzini sono stati progressivamente abbandonati. Attualmente ospitano una manciata di negozi di pesce, alcune officine, un paio di bar e locali notturni.
Grandi Stazioni ha liberato i magazzini per averli pronti. «Ce li hanno chiesti, privati e società. Ma piuttosto che affittarli così, per ricavarne quattro euro, vogliamo provare a vincere questa scommessa». Sarebbe il terzo «step» dei lavori alla Centrale, dopo il rifacimento della stazione (praticamente fatto) e delle aree esterne, i cui lavori sono iniziati il 26 aprile.
Il progetto iniziale dei magazzini raccordati è già nel Pgt, e dipende dalla sua approvazione. «L’assessore era d’accordo. Era entusiasta - spiegano ancora dalla società. Noi intendiamo concertare tutto con la Sovrintendenza e con il Comune, che dovrà fare la sua parte. È ovvio che per vendere questi spazi sono necessari interventi di riqualificazione delle vie. È inutile proporre questi spazi per locali, divertimento e negozi di lusso se dall’altro lato della strada è il regno dei phone center, degli internet point e del degrado». Insomma, via Monza è a poche decine di metri, e non può inghiottire tutto.
Considerato il numero dei negozi già venduti dentro la Centrale, in via Sammartini e Ferrante Aporti l’offerta dovrà orientarsi in modo diverso, per non creare sovrapposizioni. I promotori sono intenzionati a cercare spazio nei settori che in Italia funzionano sempre: enogastronomia, moda, divertimento. Una condizione imprescindibile per l’operazione è il parcheggio automatizzato, che sarebbe realizzato sotto la stazione, all’altezza dell’attraversamento di via Tonale. Grandi Stazioni è pronta al concorso di idee. Poi può partire, da sola o con un partner. Tutto dipende dal Piano di governo del territorio.

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