Due o tre cose sul 5 per mille

di Melania Rizzoli
medico e deputato Pdl

Ogni volta che ci si avvicina alla data del versamento volontario del 5 per mille viene diffuso un annuncio shock su una nuova scoperta scientifica per la diagnosi e la cura dei tumori maligni, e viene data all’evento una grande risonanza mediatica. L’ultima meraviglia dell’ingegno umano viene comunicata a gran voce dall’Istituto Europeo di Oncologia: un nuovo gioiello dell’ingegneria e della fisica al servizio della medicina, una «scatola magica» non ancora in funzione, che è in grado di scovare, e quindi di diagnosticare, con precisione millimetrica qualsiasi agglomerato iniziale di cellule tumorali al di sotto di 5 millimetri, in qualunque parte del nostro corpo si nasconda e insidiosamente inizi a crescere.

Ogni volta che viene fatto un annuncio del genere il popolo dei malati oncologici entra in fibrillazione, e tutti pensano di devolvere il 5 per mille nella ricerca scientifica, e soprattutto nella diagnosi e cura dei tumori maligni. La realtà è che per quanto riguarda la cura dei tumori di veri passi avanti ne sono stati fatti ancora pochi, rispetto agli annunci e agli investimenti economici. Il cancro guarisce perfettamente se viene estirpato chirurgicamente in tempo, quando è ancora piccolo, in fase iniziale, e prima che abbia mandato in giro le sue cellule maligne e che abbia attecchito da qualche altra parte che non sia la sua sede di origine. Non esiste un farmaco specifico che lo curi e che lo elimini del tutto come un’infezione, anche perché le malattie tumorali sono centinaia, e tutte diverse tra loro.

Ci sono delle molecole rivoluzionarie che stanno regalando, a sorpresa, dei risultati inaspettati. Sono gli anticorpi monoclonali, una nuova classe di «farmaci intelligenti», capaci di colpire il bersaglio giusto. Uno di questi, l’Ipilimumab, agisce rimuovendo il blocco Ctla-4 presente su tutte le cellule immunitarie programmate per reagire al tumore nascente. Tolto il lucchetto il linfocita killer è libero di aggredire e uccidere le cellule tumorali. È una forma di immunoterapia che si scatena contro le cellule malate e che le riconosce, le distrugge, le elimina e non ne fa nascere di nuove, che ha dato risultati impensabili fino a pochi anni fa in terribili neoplasie come il melanoma maligno, e in alcune forme tumorali come quelle di prostata e polmone, arrivando a distruggere e sconfiggere malattie avanzate in stato metastatico.

Naturalmente la scoperta è americana, del Paese cioè dove l’investimento per la ricerca non è carente come il nostro, e dove ai medici ricercatori vengono date delle possibilità concrete di realizzazione di idee, intuizioni e convinzioni scientifiche. È su questo fronte che bisogna investire tempo, denaro e cervelli, sui farmaci che curano e guariscono come gli antibiotici, sull’industria e sulla ricerca farmaceutica, più che sulle nuove macchine diagnostiche, sofisticatissime e a risoluzione sempre più alta, ma che poi necessitano di medici e tecnici non sempre in grado di interpretare i dati, con un occhio clinico non sempre all’altezza, e che spesso incorrono in errori di lettura, di interpretazione, in falsi positivi e negativi, con le conseguenze che ognuno può immaginare.

Vigiliamo quindi affinché il nostro 5 per mille destinato alla ricerca contro il cancro produca i risultati richiesti e che venga utilizzato per lo scopo che ci attendiamo: finanziare la ricerca scientifica, non solo campagne promozionali per annunci ad effetto. Alimentatori, spesso, di false speranze.

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