Si potrà visitare fino al 28 giugno, al Mudec, la mostra "100 fotografie per ereditare il mondo" curata da Denis Curti, in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti. Sono 200 anni di fotografia per ricordare chi siamo e dove stiamo andando attraverso l'obbiettivo di grandi fotografi.
Le immagini restituiscono "fascinazione, conoscenza, bugia e verità insieme, sono uno strumento capace di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. È il linguaggio della contemporaneità e, insieme, la memoria visiva dell'umanità" hanno espresso i curatori.
Strutturata in sei sezioni, la mostra attraversa due secoli di storia della fotografia, dalle prime sperimentazioni, fra cui la lanterna magica e i dagherrotipi, al passaggio nella modernità, quando la fotografia smette di essere semplice testimonianza del reale e diventa un territorio di invenzione grazie alle avanguardie del Novecento, con figure come Man Ray, Aleksandr Rodenko, André Kertész, Henri Cartier-Bresson e Philippe Halsman, accanto alle ricerche poetiche di Mario Giacomelli e alle provocazioni concettuali di Joan Fontcuberta.
La sezione introduttiva intitolata "Società senza immaginisocietà con le immagini" mostra il momento in cui il ritratto entra nella vita quotidiana e la fotografia inizia a costruire una memoria condivisa. A partire da questa soglia storica la mostra entra nel vivo.
Qui trovano spazio i tentativi tecnici di Niépce e Daguerre, i ritratti poetici e visionari di Julia Margaret Cameron, le elaborazioni politiche e allegoriche di Hippolyte Bayard e le fotografie di Roger Fenton, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855.