E D’Alema sogna di migrare all’Europarlamento

RomaL’ipotesi è tornata a galla grazie a Marco Pannella. Che al Parlamento europeo non siede più, ma ha ancora buone orecchie in loco.
Assicura dunque il leader radicale che a Bruxelles, dove si attende la gran tornata di nomine Ue, è tornato a circolare il nome di Massimo D’Alema. E a farlo sarebbe niente meno che l’attuale presidente della Commissione. «Pare che Barroso, che è di destra e aspira a rifare il presidente, dica che per lui Mister Pesc deve essere D’Alema». In verità, della candidatura dell’ex premier Ds a ministro degli Esteri Ue si parla ricorrentemente da tempo. Nel 2007, quando D’Alema era alla Farnesina, l’ipotesi cominciò a prendere sostanza. L’allora premier Romano Prodi ci lavorò, sondando i partner europei, e raccolse una buona sfilza di potenziali consensi: «Da Rasmussen a Schulz, da Zapatero alla Merkel», ricorda Sandro Gozi, deputato Pd e consulente europeo di Prodi. L’ipotesi era caldeggiata anche dai compagni di partito di D’Alema, e in particolare da Walter Veltroni. Che si accingeva a diventare leader del Pd e avrebbe «acceso un cero alla Madonna», come se la ride un veltroniano, se l’Europa si fosse mobilitata per levargli di torno l’ingombrante «zio Massimo». Magari lo stesso pensiero non era estraneo a Prodi, e a vari altri.
Fatto sta che il governo cadde precipitosamente di lì a poco, troppo presto per le nomine. E la candidatura D’Alema finì in un cassetto. Potrebbe davvero tornare in pista oggi? I giochi si chiuderanno a fine ottobre, e il puzzle dei paesi e dei partiti è assai complicato. Il Pse (del cui gruppo il Pd fa parte) è comunque intenzionato a rivendicare la seconda poltrona europea, visto che la prima, ossia la guida della Commissione, andrà a un Ppe, Barroso o chi per lui. Di mezzo c’è anche Blair, che vuol fare il presidente del Consiglio europeo e toglierebbe spazio ad altri socialisti. Ma l’ostacolo principale, assicura un buon amico di D’Alema addentro alle cose bruxellesi, «è tutto di natura interna». Già, perchè ovviamente la candidatura dovrebbe avere il gradimento del governo italiano. Ossia di Berlusconi. E perchè mai il premier dovrebbe rinunciare a un suo uomo in Europa (per Mister Pesc è circolato anche il nome dell’attuale ministro Frattini, oltre a quelli dello svedese Carl Bildt e del finlandese Olli Rehn) e fare un simile favore a D’Alema, e pure al Pd spedendo Max all’estero? «È ipotesi del tutto infondata: ci vorrebbe un paese che spinge in modo bipartisan per la sua nomina - dice il franceschiniano Lapo Pistelli - e Massimo stesso non mi pare interessato ora: è molto proiettato sulla politica italiana e sul Pd». Corregge il dalemiano Nicola Latorre: «Sarebbe interessato se ci fossero le condizioni».
Condizioni difficilissime, certo. Ma tra gli uomini più vicini a D’Alema c’è chi mostra speranza, e sottolinea le aperture di alcuni esponenti Pdl ad un nuovo dialogo. Ad esempio Marcello Dell’Utri, che ieri confidava: «So che una mediazione è già in corso, persone vicine a Berlusconi sono in grado di risolvere molti problemi attraverso il dialogo». «Certo - dice il dalemiano in Europa - il clima interno adesso è poco adatto. Ma potrebbe cambiare rapidamente. Si sa che a Massimo questo tipo di scontro non piace, che non è tra i fan della linea Repubblica. E se Bersani vincesse il congresso i rapporti sicuramente cambierebbero. La sponsorizzazione di un leader Pd per la Ue segnerebbe un cambio di fase totale, anche sul piano interno».