E nel parterre tutti gli occhi sono per Ricucci

Curiosità per la presenza di Forattini. E dopo la relazione il Governatore pranza con il «fedele» Tarolli e Colaninno jr

da Roma

Nel 2004 suscitò l’interesse di qualche cronista specializzato in finanza e poco più. Quest’anno Stefano Ricucci ha quasi monopolizzato il parterre dell’assemblea di Bankitalia facendo passare in secondo piano politici di razza e molti di quegli imprenditori che, dopo anni di frequentazioni, a palazzo Kock si sentono come a casa. Complice l’annuncio di una possibile Opa sul Corriere, l’immobiliarista romano ha portato nella «Sala delle considerazioni» un po’ della guerra per Rcs. E, praticamente senza dire nulla, ha costretto i suoi avversari nella partita per Rizzoli a fare i conti con la sua presenza. «Non conosco Ricucci», ha commentato seccamente il socio del patto di sindacato Salvatore Ligresti al quale i giornalisti hanno preferito chiedere notizie sulla scalata a Rcs piuttosto che commenti sulla relazione del governatore Antonio Fazio. Quasi un no comment la risposta di Gabriele Galateri di Genola, vicepresidente di Rcs, a chi gli ha chiesto se si sente tranquillo con l’imprenditore romano al 20 per cento della casa editrice del Corriere: «Sono come mi vede».
Nel palazzo della Banca d’Italia sono arrivati alla spicciolata anche i protagonisti del braccio di ferro per il controllo di Bnl. Pochi per la verità i rappresentanti del patto che governa l’istituto di via Veneto. Spiccava il presidente Luigi Abete, che ha dovuto incassare una risposta indiretta di Fazio ai suoi rilievi sulla presenza di Unipol nel capitale. Assenti i vertici del Bbva e quelli di Generali. Folta la delegazione del contropatto con Francesco Gaetano Caltagirone e lo stesso Ricucci entrambi soddisfatti per la relazione del governatore. «Ottimo», il passaggio sulle banche, ha sottolineato in particolare Ricucci.
L’altra presenza di peso all’assemblea di Bankitalia è stata quella di Luca Cordero di Montezemolo. Una presenza ostentata, come hanno sottolineato in molti, con il presidente della Fiat e di Confindustria schierato in prima fila nella «Sala delle considerazioni», quasi abbia voluto pareggiare i conti con Fazio per la sua assenza all’assemblea degli industriali che si è tenuta giovedì.
Per restare al mondo della produzione, il vicepresidente della Fiat John Elkann ha preferito mantenere un profilo basso per la sua seconda assemblea della banca centrale, mentre i maggiori sindacati sembrano avere snobbato il tradizionale appuntamento di fine maggio. Dei segretari generali c’era solo Luigi Angeletti della Uil. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani era impegnato in un incontro pre-congressuale, mentre il segretario della Cisl Savino Pezzota era a Bormio per il congresso della federazione lombarda. Ha suscitato curiosità la presenza di uno dei figli di Fazio, Giovanni, e anche quella di Giorgio Forattini. Nessuno tra gli abituali frequentatori dell’assemblea si è ricordato un precedente.
Dicreta la presenza dei politici con i «fazisti» più fedeli a fare gli onori di casa. Il primo a varcare il portone della Banca d’Italia ieri mattina è stato il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, arrivato tre quarti d’ora prima dello stesso Fazio. Riccardo Pedrizzi di An ha accompagnato il governatore fuori dalla sala alla fine delle considerazioni. Poi Fazio si è concesso una breve passeggiata e colazione in compagnia di Ivo Tarolli, senatore Udc anche lui fazista doc, il direttore centrale Angelo De Mattia e Matteo Colaninno, presidente dei giovani industriali. Gesto che molti hanno interpretato come una mano tesa al mondo delle aziende dopo le critiche delle considerazioni finali.