E ora pure quelli del rugby si sono messi a barare

Il prossimo passo sarà l’arbitro-medico. Oppure, più semplicemente, l’abolizione della norma che permette di rimandare in campo un giocatore già sostituito, in caso di infortunio «con ferita sanguinante» di un compagno di squadra. Stiamo parlando di rugby, di quello che una certa agiografia fa passare da sempre come lo sport del coraggio, del fairplay e soprattutto della lealtà, senza tener presente che anche il mondo ovale da qualche annetto si è adattato a vantaggi e misfatti del professionismo.
Così fa scalpore il fatto che Tom Williams, trequarti degli Harlequins, la leggendaria formazione londinese con la maglia di tutti colori, abbia simulato una perdita di sangue schiacciandosi in bocca una boccettina di liquido rosso. Una furbata escogitata con l’aiuto del massaggiatore, spedito in campo dal tecnico che voleva far rientrare in partita il suo miglior calciatore per risolvere una partita di Heineken Cup (la Champions ovale) contro gli irlandesi del Leinster, rimasta in bilico fino all’ultimo secondo.
Peccato però che lo strano infortunio non sia sfuggito al tecnico dei dublinesi, l’australiano Michael Cheika (con trascorsi da giocatore anche nel campionato italiano), che ha preteso di verificare l’origine di quella vistosa ferita sanguinante. Cheika ha chiesto di analizzare le immagini televisive e ha scoperto che il giocatore inglese prendeva qualcosa (la boccetta incriminata) dalla tasca dei pantaloncini portandosela verso la bocca. E poco importa che poi il medico sociale gli avesse praticato negli spogliatoi un taglio “chirurgico” al labbro per giustificare la sceneggiata. La federazione europea ha infatti dato ragione agli irlandesi (che comunque avevano già vinto sul campo) e, a conclusione di un’inchiesta dettagliata, ha sancito la squalifica di Williams per un anno, del massaggiatore per due e del tecnico per tre stagioni. Non solo, ma gli stessi Harlequins rischiano adesso una pena severissima: l’esclusione per un anno dal campionato inglese e dalle coppe europee.
Mano pesantissima, dunque, per fermare quello che sembra diventato un autentico malcostume del rugby: pare infatti che gli stessi Harlequins abbiano usato il trucco del sangue in altre quattro occasioni e che altre squadre li stiano imitando. Il rugby, insomma, non è più solo uno sport di sane scazzottate e al massimo di qualche orecchio staccato a morsi: sta diventando uno sport come gli altri, in cui i furbetti prendono potere.
D’altra parte la scena del fisioterapista che fa finta di assistere il «ferito» Williams richiama subito alla memoria quella famosissima del massaggiatore del Napoli Carmando che invita Alemao a non rialzarsi, dopo essere stato colpito da una monetina a Bergamo, e a far finta di non essere più in grado di giocare. Anche se nel pianeta calcio si è visto di tutto e di peggio, fino alla clamorosa sceneggiata del portiere cileno Rojas che, durante una partita di qualificazione ai mondiali del ’90 giocata in Brasile, stramazzò a terra fingendo di essere stato colpito da un petardo lanciato dalla torcida e confessando più tardi di essersi procurato la ferita al volto con un piccolo bisturi infilato nei guanti.
Trucchi, sceneggiate, colpi di teatro, vecchi come lo sport. Cent’anni fa Giovanni Gerbi, il Diavolo rosso del ciclismo, pagava i casellanti per abbassare le sbarre davanti al gruppo quando lui andava in fuga. Cent’anni dopo Sammy Sosa, superbomber del baseball americano, ha battuto tutti i record con una mazza truccata. E poi il sovietico Stepanov che fece il record mondiale del salto in alto con una molla sotto la scarpa, il pentathleta Onnishenko che taroccava le gare di scherma alle Olimpiadi di Montreal manomettendo il sistema elettrico del suo fioretto, o il ciclista Pollentier che beffava l’antidoping nascondendosi tra le gambe una pompetta piena di pipì pulita. Falsari di tutti i generi, insomma. Anche se nel caso di Tom Williams va detto che una buona mano gliel’hanno data anche le regole. Se il rugby fosse ancora quello di una volta, con i giocatori sostituiti che uscivano dal campo e non si facevano più vedere per nessun motivo, nessuno avrebbe ideato una simile porcheria. Nemmeno se tutta la squadra fosse morta dissanguata.

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