E ora Tiscali affida le sue fortune a Pompei

L’ex numero uno di Wind passa alla guida dell’Internet company cagliaritana. Il mercato apprezza l’ingresso del manager

da Milano

Il consiglio di amministrazione di Tiscali ha nominato ieri Tommaso Pompei chief executive officer del Gruppo. Si prevede - informa una nota della società fondata da Renato Soru - che Tommaso Pompei assuma «in tempi brevi» la nuova carica di amministratore delegato. Ruud Huisman lascia la guida operativa del Gruppo ma dovrebbe rimanere membro del consiglio di amministrazione.
Tommaso Pompei è stato - dal 1997 fino al 15 ottobre scorso - amministratore delegato di Wind, il primo operatore alternativo all’ex monopolista Telecom Italia sul mercato italiano delle telecomunicazioni, guidando la società dallo start-up fino alla vendita da parte dell’Enel al finanziere egiziano Naguib Sawiris. Precedentemente aveva ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Pronto Italia - successivamente fusasi in Omnitel Pronto Italia ora Vodafone Italia - e di Sigma, società specializzata nello sviluppo di servizi informatici a valore aggiunto detenuta dall’Iri e dalle Ferrovie dello Stato.
La nomina di Pompei a ceo - puntualizza la nota - avviene «in un momento importante per la società. Dopo aver completato, sotto la guida di Huisman, il processo di focalizzazione nei mercati chiave e aver implementato con successo il processo di rifinanziamento, Tiscali oggi è pronta per affrontare una nuova fase di sviluppo che Tommaso Pompei saprà perseguire con il giusto approccio». Il mercato ha accolto positivamente la nomina di Pompei, spingendo, in un giornata positiva per tutte le tlc, il titolo a chiudere a 2,89 euro con un incremento dell’1,31%.
Tiscali prevede quest’anno di portare i conti in utile. Sarebbe la prima volta da quando fu fondata, sette anni fa, dall’imprenditore sardo Renato Soru. Negli ultimi mesi l’internet service provider cagliaritano ha proceduto a una lunga serie di dismissioni di partecipazioni per ripulire i conti. Ha venduto società in Francia, Austria e Svezia, portando a casa poco più di 170 milioni di euro, che le hanno permesso di ridurre il debito e i relativi oneri finanziari.

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