E sulle firme ora è caccia al colpevole

Erano le quattro di sabato mattina quando in viale Monza sono andati via gli ultimi politici incaricati di presentare le liste. Notte di tregenda nella sede milanese del Pdl per raccogliere firme e documenti necessari a sostenere le liste e il listino per le regionali. La procedura è più complessa di quanto sembri, anche perché accanto alla firma e all’autentica, è necessario il certificato elettorale di ciascun sostenitore della lista. Il certificato va chiesto al Comune che ha tempo ventiquattr’ore per rilasciarlo. Ciò vuol dire che i tempi si allungano ancora.
Adesso è partita la caccia al colpevole. «I responsabili siamo io e Guido Podestà» spiega il vice coordinatore regionale Massimo Corsaro, sempre più convinto che si tratti di formalismi che si risolveranno. C’è chi se la prende più o meno ad alta voce con Stefano Maullu, responsabile elettorale del Pdl in Lombardia, oltre che assessore uscente e nuovamente in corsa per il Pirellone. Il clima è quello di tutti contro tutti, con accuse reciproche e incrociate di dilettantismo, faciloneria, scarsa conoscenza delle procedure burocratiche. «In un partito ci vuole sempre qualcuno dotato di animo notarile, magari senza incarichi politici» fa notare qualcuno. «La gente vuole i gradi? Vogliono fare i generali? Allora lavorino!», si scalda qualcun altro.
Maullu si difende: «Tutti gli incarichi affidati a persone candidate alle elezioni regionali erano stati congelati dal Pdl nazionale, così non mi sono mai occupato delle liste». E aggiunge: «Se n’è occupato l’ufficio preposto all’interno della struttura del partito, ovvero il responsabile organizzativo Doriano Riparbelli con i suoi uomini. E devo dire che ha fatto un ottimo lavoro. Sono convinto che sia tutto a posto e che il ricorso sarà accolto senza problemi. Ci sono numerose sentenze del Consiglio di Stato che ci danno ragione».
C’è poi la questione che riguarda il contributo della Lega alla raccolta delle firme. Quelle raccolte dal Pdl per presentare il listino sono 3.905, solo 30 quelle della Lega. In realtà i leghisti ne hanno consegnate duecentoventi, ma centonovanta non sono state usate dal Pdl perché mancava il certificato elettorale necessario per accompagnarle. «Raccogliere tremilacinquecento firme per un grande partito è una cosa così banale che non viene nemmeno in mente che possa servire aiuto - replica il coordinatore provinciale del Carroccio, Igor Iezzi - In Veneto, dove il candidato presidente è leghista, se ne è occupata la Lega senza alcun problema».
In ogni caso la richiesta di soccorsi è partita. «Venerdì pomeriggio in via Bellerio sono arrivati i moduli per raccogliere le firme con la richiesta di portare tutto in viale Monza entro la mattina dopo» aggiunge Iezzi. I leghisti hanno appunto consegnato duecento firme, ma per l’assenza dei documenti di accompagnamento ne sono state allegate solo trenta.
A difendere i responsabili regionali, arriva un comunicato dei coordinatori nazionali Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini. «Appare strano - rileva il vertice Pdl - che proprio nelle due principali città, Roma e Milano, sia pure con modalità e motivazioni dissimili, si sono messi in moto meccanismi che hanno portato, allo stato, alla non accettazione dei listini regionali Pdl e della lista provinciale di Roma». E ancora: «Esprimiamo fiducia all’operato dei dirigenti romani e milanesi, ingenerosamente accusati, finanche da alcuni esponenti di centrodestra».