E Tremonti promette: "Guerra alla burocrazia Ogni anno produciamo 4 chilometri di regole"

Il ministro dell’Economia lancia la sfida anche ai sindacalisti: "Dobbiamo lasciar giù un po’ di zavorra". Poi difende la manovra: "Così mai fatta, in altri Paesi tagli selvaggi"

E Tremonti promette: "Guerra alla burocrazia 
Ogni anno produciamo 4 chilometri di regole"

Roma - «Questo è un Paese che produce quattro chilometri di Gazzetta Ufficiale all’anno, una quantità impressionante e crescente di regole che hanno l’effetto di un blocco». Dal palco di Levico Terme, alla festa della Cisl, Giulio Tremonti conferma che il governo ha tutte le intenzioni di sburocratizzare l’attività economica. Il ministro, che ne aveva parlato sabato ai giovani industriali, lo ripete ai sindacalisti: «Dobbiamo lasciar giù un po’ di zavorra». L’idea è di aggiungere il principio della responsabilità personale all’articolo 41 della Costituzione sulla libertà d’iniziativa economica. Poi la segnalazione di inizio attività, l’autocertificazione, i controlli solo ex post, il riconoscimento della buona fede.

«Cinque principi che devono essere blindati con legge costituzionale», afferma Tremonti. Una riforma a costo zero che, per il ministro dell’Economia, potrebbe far molto bene allo sviluppo dell’Italia. Ma non solo. Tremonti ricorda ai sindacati che il conflitto fra capitale e lavoro è finito con la globalizzazione: «La via giusta - osserva - è quella dell’economia sociale di mercato, quella di Pomigliano», dove è stato raggiunto un pre-accordo tra Fiat e sindacati, Cgil esclusa.
«Una manovra così non è stata mai fatta: negli altri Paesi hanno attuato tagli selvaggi alla pubblica amministrazione, noi abbiamo congelato i rinnovi contrattuali per tre anni», ricorda il ministro dell’Economia. E Raffaele Bonanni riconosce che la manovra tremontiana «non ha toccato la spesa sociale». In altri Paesi, ribadisce il segretario cislino, «hanno tagliato i salari e le indennità di disoccupazione». Nei momenti di crisi come l’attuale bisogna trovare soluzioni condivise «e chi dice che la Cisl è appiattita sulle posizioni governative fa solo un giochetto stupido». Per Bonanni, ora si tratta di trovare un’intesa su alcuni punti controversi, come la scuola. Mentre la riforma fiscale è «tutto sommato già disegnata» su una serie di punti indicati da Tremonti, «ma la faremo davvero - puntualizza il sindacalista - se tutti vi parteciperanno».

Sul fisco, il ministro dell’Economia non si nasconde dietro un dito. «Abbiamo ben chiaro che la riforma va fatta - spiega - ma quando pensavamo di incominciare a lavorarci sopra, siamo stati travolti per due mesi dai problemi derivanti dall’Europa». Ed ancora adesso il problema chiave è quello europeo, «perché è in atto una colossale devoluzione di poteri dalle nazioni all’Europa». Questo, annuncia Tremonti, è forse l’ultimo anno in cui si faranno le finanziarie nazionali, le finanziarie non coordinate. E «la riforma fiscale la faremo quando ci saranno i margini e i tempi giusti».

Tremonti si concentra sulla manovra economica, e ribatte agli enti locali che contestano i tagli alla spesa. «Alle Regioni - dice - finora è stato dato, e se si fermano un giro non succede nulla. Entro l’autunno ci sarà un patto con le Regioni, che dovranno riconoscersi vizi e virtù». Ma le Regioni annunciano la mobilitazione. E domani, annuncia il presidente della Conferenza regionale, Vasco Errani, «spiegheremo a tutti quali saranno le conseguenze della manovra varata dal governo». Anche con i Comuni è polemica. Tremonti racconta che, a fronte di 8mila Comuni, «diamo a 4.600 di loro quasi 16 miliardi di euro, in base a criteri stratificati, amministrati da tre funzionari». Il presidente dell’Aci, Sergio Chiamparino, ribatte che il ministro «è male informato: i 16 miliardi vengono erogati a 6.700 Comuni delle Regioni a statuto ordinario, mentre per i Comuni delle Regioni a statuto speciale i percorsi di finanziamento sono differenti». Anche l’associazione dei Comuni si prepara a una riunione d’emergenza, il prossimo 17 giugno, per discutere della manovra. E per Epifani c’è anche il rischio che la manovra non basti, se la lotta all’evasione non darà i frutti sperati. Si è parlato molto, alla festa nazionale della Cisl, della questione Pomigliano, anche se più in platea che sul palco. Oggi i metalmeccanici della Cgil emetteranno la loro «sentenza» sul pre-accordo accettato da Fim-Cisl e Uilm. «Non mi piacciono i forti che fanno i forti coi deboli e i deboli con i forti», commenta Epifani in polemica con Tremonti. Ma il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, non ha dubbi: «Marchionne ha ragione: si può investire in Italia solo con determinate garanzie».

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