Ecco dieci idee per rilanciare l’Expo

Iniziative collaterali di livello, valorizzazione dei Beni dell'intero territorio, allargare lo sguardo a moda, design, cinema, editoria, gastronomia. Per conciliare economia e grande divulgazione

Ecco dieci idee per rilanciare l’Expo

di Massimiliano Finazzer Flory

Perché l’immagine dell’Italia all’estero è migliore di quella che abbiamo noi in casa? La questione, non oziosa, riflette la percezione che il nostro Paese ha di sé. Per ripensare la domanda sulla nostra identità.
All’Expo di Shanghai, il cui tema è «Better City, Better Life», fra qualche ora si concluderà la settimana dedicata a Milano al Padiglione Italia. Milano si è presentata ai Cinesi e al mondo come la città della creatività. Il tema dell’Expo 2015 in Italia sarà: «Feeding the Planet, Energy for Life». La relazione fra i due Expo è esplicita: la vita, che fare della nostra vita perché non sia solo mera esistenza?
Milano a Shanghai ha legato la vita alla creatività, i risultati sono sorprendenti. Creatività significa allargare il concetto di cultura anche a moda, design, cinema, editoria, gastronomia, linguaggi universali per far incontrare gente diversa e valorizzare lo stare insieme. La cultura della nostra creatività affonda le sue ragioni nella storia e nei simboli, è un’idea al servizio dell’uomo. È di scena, dunque, la vita. Ed allora fa impressione (e tristezza) constatare come a Milano e in Italia non si sia ancora capita l’importanza dell’Expo e se ne faccia un uso distorto, superficiale e soprattutto arrogante.
Sono convinto che chiunque voglia parlare dell’Expo 2015 debba fare i conti con quello che abbiamo visto a Shanghai e con quanto abbiamo fatto noi in Cina, con l’indispensabile collaborazione della Camera di Commercio. Dal primo maggio al 18 giugno i visitatori a Shanghai sono stati oltre 10 milioni e il Padiglione italiano ne ha accolti un milione e mezzo, circa il 20%, al terzo posto fra i 260 padiglioni su un territorio la cui superficie è più o meno quella di tutta Parma. In questa settimana curata dal Comune di Milano abbiamo avuto una media al giorno di 35mila visitatori con la partecipazione tra il 16 e il 18 giugno di 13 grandi testate cinesi, 45 soggetti istituzionali di carattere commerciale. La presenza di «Milano creativa» è stata segnalata nei primi tre giorni su 91 Websites cinesi. Più di 2400 spettatori hanno seguito il concerto dei cameristi della Scala; 110 talenti cinesi sono stati coinvolti tramite le loro università. Tutti hanno guardato a Milano, e all’Italia, come a un modello, una scuola di perfezionamento attraverso cui veicolare conoscenze e produrre sviluppo. Quando abbiamo presentato l’Accademia del Teatro alla Scala e il Piccolo Teatro abbiamo detto che per un artista che si esibisce in scena vi sono dietro e intorno altri ruoli: un direttore d’orchestra, un maestro, un costumista, un truccatore, un parrucchiere, uno scenografo, falegnami, attrezzisti, macchinisti, tecnici del suono, light designer. E ancora non basta. Per la memoria dell’evento occorre un fotografo di scena e un video-maker. E tutte queste figure sono formate dal Sistema Milano. Abbiamo, inoltre, «inventato» in questa settimana della creatività il Cooking Show, una dimostrazione giornaliera dei nostri migliori sette chef per raccontare il gusto milanese. La testimonianza della creatività si è rovesciata nella creatività della testimonianza che vuol dire non affidarsi solo agli occhi, ma «chiudendoli» lasciare parlare il cuore, le passioni, le emozioni.
Vi sono almeno dieci buoni motivi per fare un bell’Expo. Ma dobbiamo re-imparare a imparare. E chiedere agli altri come raggiungono il successo. La Cina è un esempio, dopo la depressione comunista e l’euforia capitalista. Questi i motivi:
Primo. L’Expo è dei giovani, per i giovani e con i giovani. Migliaia di studenti e neolaureati avranno un’opportunità di crescita personale e professionale. Secondo. Il rapporto centro-periferia muta a favore di quest’ultima che diviene città nella città. Terzo. Un mega-evento di questa natura va pensato, allestito e diretto come una festa in cui vip e popolo sono a fianco a fianco. Quattro. Il palinsesto di manifestazioni ed eventi dell’«OFF Expo» deve essere non meno importante dell’«IN Expo», senza competizione fra l’uno e l’altro. Cinque. Il cibo è strumento di comunicazione e sarà fonte di aggregazione intorno a una pluralità di identità per esaltare le venti regioni italiane. Sei. Se la domanda interna in Cina viene soddisfatta da Hong Kong, Corea, Giappone, per Milano sarà fondamentale l’Unione Europa. Sette. L’Expo è una grande occasione diplomatica e geopolitica per creare nuovi accordi bilaterali e multilaterali fra le città. Otto. Un mega-evento inaugura già l’anno precedente una serie di politiche di decoro, arredo urbano e marketing orientato alla partecipazione al progetto. Nove. La durata: sei mesi permettono strategie in campo turistico per attrarre turisti su tutta la rete dei beni culturali italiani. A tale scopo servono politiche di trasporto ad hoc. Dieci. L’investimento in nuove tecnologie in grado di unire l’utile al bello, l’informazione al gioco, i servizi all’intrattenimento è la cifra del successo della Cina.
Infine, un’ultima ragione per fare bene un bell’Expo riguarda il dopo Expo: la capacità di convertire il presente che verrà in un futuro che resta.
*Assessore alla Cultura

del Comune di Milano

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