Maddalena Camera
da Milano
«Non entro nel merito delle questioni finanziarie, ma dallo scorporo operativo della rete di accesso di Telecom Italia, ossia il cosiddetto ultimo miglio, quello che va dalla centrale alle case, mi attendo una maggiore liberalizzazione del mercato». Lo spiega Corrado Sciolla, amministratore delegato di Bt Albacom, la società che fa capo al gigante inglese delle telecomunicazioni a cui Telecom Italia pare ispirarsi per la profonda ristrutturazione che in sei mesi porterà lex monopolista (politica permettendo) a separare in società diverse la rete, il business sulla telefonia fissa e su quella mobile.
Come è organizzata Bt in Gran Bretagna?
«La società che si occupa della rete si chiama Bt OpenReach. Ha una sede diversa rispetto a Telecom e ha pure un management totalmente indipendente che ha degli obiettivi precisi da raggiungere. Da un punto di vista azionario però fa sempre capo a Bt. OpenReach ha creato un sistema che permette a qualsiasi società che voglia offrire servizi di tlc di operare in condizioni di assoluta trasparenza e di sapere in tempo reale quando verrà attivato il collegamento a un certo cliente».
E questo cosa comporta?
«È cambiato lapproccio di Bt al business. OpenReach infatti affitta solo la rete allingrosso agli altri operatori che sono tutti sullo stesso piano mentre Bt opera al dettaglio».
Questo è difficile da un punto di vista tecnico?
«Comporta nuovi investimenti. E anche Telecom dovrà aggiungere intelligenza alla rete. Per questo dovrebbe assumere personale specializzato, non certo licenziare».
Però Telecom ha Tim, sempre che non la voglia vendere. Come fa Bt che non ha un operatore mobile per i servizi sui cellulari?
«In inghilterra da tempo esiste loperatore virtuale che non ha una sua rete ma laffitta da altri operatori. Bt compra connettività mobile dalla rete Vodafone e in cambio cede a questa società connessioni a banda larga. Può offrire servizi integrati fissi e mobili senza problemi. Se Telecom vende Tim può fare la stessa cosa e magari crescere allestero dove Bt ha una presenza molto importante con Global Services».
Ma in Italia loperatore virtuale non cè ancora?
«Il percorso per ottenerlo sembrava avviato dallAuthority perché Telecom aveva incorporato Tim. Ora con lo scorporo spero che questo processo non si arresti».
Tim e Vodafone hanno però firmato contratti per loperatore virtuale con aziende della grande distribuzione.
«Sì, è vero, ma non con noi che vogliamo offrire servizi integrati e quindi molto più complessi».
Quindi lintegrazione tra fisso e mobile resta prioritaria?
«Sì, soprattutto per gli utenti business. In Italia lanceremo un sistema che permette alle aziende di avere una centrale integrata per voce, e-mail e fax fruibile sia dai telefoni fissi sia da quelli mobili. Per il mobile però non abbiamo trovato nessun operatore che voglia firmare un contratto. Quindi dovremo fare una doppia fatturazione: la fissa con noi quella mobile con loperatore che lazienda sceglierà».
Dal punto di vista della trasparenza voi come operatori concorrenti vi sentite penalizzati da Telecom?
«La liberalizzazione del mercato vuol dire offrire a tutti gli stessi servizi agli stessi prezzi. In questo momento alcuni sono offerti a tariffe vecchie e dunque più care che andrebbero riviste. Inoltre per colpa di Telecom e della sua rete per collegare un nostro cliente non sempre riusciamo a rispettare i tempi».
Per le aziende telefoniche in genere è un momento difficile, con utili in calo e sempre maggiore concorrenza.
«Credo sia un momento molto interessante, dove la differenza la fanno i nuovi servizi. Cè più concorrenza, è vero, ma anche più bisogno di telecomunicazioni. Ad esempio la Banca dItalia impone a tutti gli istituti di credito di avere dei sistemi di sicurezza molto avanzati (che in gergo si chiamano disaster recovery e business continuity) che implicano un uso intensivo delle linee telefoniche.
- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.