Leggi il settimanale

La Francia a rischio baratro. Per Macron incubo elezioni

Da Parigi assicurano: "La soluzione entro fine mese". E il governo Lecornu può cadere sul trattato Mercosur

La Francia a rischio baratro. Per Macron incubo elezioni
00:00 00:00

«Vogliamo trovare una soluzione» per la Manovra 2026 «prima della fine di gennaio», ha promesso ieri la ministra francese del Bilancio Amelie de Montchalin. Anche se più che altro sembra una speranza, viste le enormi difficoltà che il primo ministro Sebastien Lecornu sta incontrando per mettere insieme una legge di bilancio che consenta a Parigi di mantenere per quest'anno il rapporto tra deficit e Pil al di sotto del 5%. Un obiettivo da raggiungere a tutti i costi anche perché, come ha affermato in modo colorito il banchiere centrale francese François Villeroy de Galhau, «la Francia non rischia la bancarotta, ma piuttosto un soffocamento a più livelli».

Il fatto è che ogni speranza di comprimere il passivo di bilancio (cosa che consentirebbe a Parigi di uscire dalla «zona pericolo») diminisce con il passare del tempo, aumentando al contrario le proporzioni di quella che agli occhi dei mercati è di certo un brutta figura: non riuscire a varare la manovra entro l'anno non è il migliore dei biglietti da visita, figurarsi se il cosiddetto esercizio provvisorio dovesse trascinarsi per mesi.

Di certo sarebbe un'ulteriore umiliazione dopo che lo scorso anno quella che una volta era il «malato d'Europa» - ovvero l'Italia - ha completato il sorpasso su Parigi sul fronte dello spread, ovvero il differenziale di rendimento con i titoli di Stato della Germania. Ormai ai francesi ogni euro di debito costa di più in termini d'interesse rispetto ai cugini italiani. Il che significa che il Paese guidato dal presidente Emmanuel Macron è ritenuto meno affidabile sui mercati rispetto a quello guidato da Giorgia Meloni.

Sta di fatto che sabato è arrivata la bocciatura da parte della Commissione Finanze alla Legge di bilancio francese. I deputati hanno infatti respinto in seconda lettura la parte relativa alle spese, come avevano fatto il giorno prima con la parte relativa alle entrate. Tra i gruppi, il Rassemblement National di Marine Le Pen, la France insoumise del leader di sinistra Jean Luc Melenchon, gli ecologisti e i repubblicani hanno votato contro, mentre socialisti, il Movimento Democratico e il gruppo Epr (Renaissance) si sono astenuti. La Commissione ha solo parere consultivo, ma il «no» non è certo un buon viatico visto il fallimento delle interlocuzioni a dicembre e l'arrivo del testo in aula da domani e, in teoria, fino al 23 gennaio. Come se non bastasse, Lecornu - subentrato ai già silurati François Bayrou e Michel Barnier - è finito nel mirino dopo il via libera europeo al trattato commerciale del Mercosur, altamente inviso agli agricoltori francesi. Questa settimana l'Assemblea Nazionale dovrà pronunciarsi su due mozioni di sfiducia presentate dal Rassemblement National e de La France insoumise, tanto da scatenare l'ira di Lecornu che profila lo scenario di elezioni anticipate. Un incubo per Macron, che si troverebbe come conseguenza un probabile attacco speculativo sui mercati e un nuovo parlamento nel quale le opposizioni potrebbero rafforzarsi ulteriormente.

Lecornu starebbe negoziando con i Socialisti un patto di non censura per far passare la manovra con l'articolo 49.

3 della Costituzione che consente all'esecutivo di approvare una legge senza il voto dell'Assemblea Nazionale o tramite un'ordinanza «negoziata». Un colpo di mano che permetterebbe di sfangarla riuscendo a rispettare gli impegni internazionali per quanto riguarda gli stanziamenti per la difesa.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica