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BF conquista il mais del cremonese

Sis acquisce lo stabilimento di Casalmorano di Syngenta

BF conquista il mais del cremonese
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Il tempo non è sempre stato scandito dagli orologi, ma dai cicli della semina e del raccolto. A Casalmorano, nel cuore della provincia cremonese, lo stabilimento che svetta tra i campi dal 1961 - parte del gruppo Syngenta - racconta esattamente questa storia. Per oltre sessant'anni, la società ha provato a trasformare un lembo di pianura nel centro dell'innovazione italiana.

Oggi quel racconto cambia voce, ma non per questo si interrompe. Con l'acquisizione da parte di Sis (Società Italiana Sementi), l'impianto entra a far parte dell'universo di Bf, segnando un passaggio di testimone che cerca continuità. Non si tratta solo di un passaggio di proprietà tra grandi gruppi industriali, ma della volontà di riportare al centro della strategia nazionale una coltura fondamentale come il mais ibrido.

L'atmosfera che si respira tra gli oltre 30.500 metri quadrati del sito è quella di un'officina della natura. In quel terreno, la tecnologia dei laboratori e la precisione geometrica dei silos di stoccaggio si fondono con il lavoro sporco tra oltre 1.500 ettari dedicati alla moltiplicazione del seme di mais. È la filosofia del genoma allo scaffale che prende corpo: l'idea che l'eccellenza agroalimentare italiana non nasca in cucina, ma molto prima, dentro un campo e un laboratorio che rispetta i ritmi della campagna.

L'investimento voluto da Federico Vecchioni (in foto) riporta la terra al centro.

In un mondo che corre verso la digitalizzazione estrema, c'è qualcosa di profondamente concreto nello scommettere su uno stabilimento storico, ammodernandolo con impianti fotovoltaici e linee di produzione scalabili, senza disperdere la sua identità. Questo perché il futuro dell'agricoltura viaggia sui cavi della fibra ottica, ma continua ad affondare le radici in quei primi centimetri di suolo dove un seme, se ben curato, diventa domani.

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