La Borsa crede al risiko, vola Saipem

La controllata Eni guadagna il 5% in Piazza Affari. Occhi puntati su Pechino, l'alternativa Gazprom

C'è voluto il colpo grosso messo a segno dal primo player mondiale del parapetrolifero, Schlumberger, per rianimare il titolo Saipem a Piazza Affari. Le azioni della società controllata dall'Eni hanno infatti chiuso la seduta di ieri con un balzo del 4,96% a 7,6 euro dopo essere state più volte sospese per eccesso di volatilità. In realtà a volare è stato tutto il settore dei servizi oil, grazie alla mossa del gruppo franco-americano Schlumberger che ha annunciato l'acquisizione della concorrente Cameron per un valore di 14,8 miliardi di dollari (pari a 12,9 miliardi di euro). L'operazione punta a creare un colosso dei servizi di perforazione e di produzione di idrocarburi: nel 2014 le due società hanno realizzato complessivamente 59 miliardi di euro di ricavi.

Mentre il prezzo del petrolio continua a scendere, il mercato scommette dunque che il risiko americano diventi contagioso. Da tempo si parla della possibilità che il Cane a sei zampe possa scendere sotto il 30% di Saipem che però ha visto crollare il suo valore negli ultimi due anni, penalizzata dall'inchiesta su presunte tangenti in Algeria, da due profit warning e dal progressivo peggioramento delle prospettive del business con lo stop al progetto South Stream.

L'ad Stefano Cao sta lavorando al piano strategico «Fit for the future» sotto la regia dei consulenti di Bain&C, ma ha già annunciato che tra il 2015 e il 2017 taglierà 8.800 posti di lavoro per risparmiare 1,3 miliardi di euro e far fronte alla crisi del mercato causata dal crollo del prezzo del petrolio. Nel frattempo, il semestre è stato chiuso con 920 milioni di perdite e 5,53 miliardi di debiti. Sullo sfondo continua, dunque, ad agitarsi il fantasma di una ricapitalizzazione che secondo gli analisti di Mediobanca Securities dovrà fare entrare nelle casse della società almeno 3-3,5 miliardi. Il boccone Saipem non è, inoltre, facile da digerire: alcuni analisti stimano un esborso complessivo di almeno 15 miliardi. Il conto lo si fa sommando il costo effettivo dell'acquisizione, i debiti bancari e soprattutto i debiti di firma per le garanzie ai clienti che oggi sono rilasciate dalla stessa Eni.

Chi potrebbe essere, quindi, a farsi avanti per comprare la Saipem? Fonti finanziarie puntano il dito verso Oriente ricordando che People's Bank of China è già azionista dell'Eni con cui i cinesi della China National Petroleum Corporation (Cnpc) avevano chiuso una maxi-operazione in Mozambico nel 2013. Senza dimenticare che a giugno dell'anno scorso, quando il premier Matteo Renzi aveva scelto l'Asia come prima sua trasferta intercontinentale, gli aerei su cui aveva volato erano di proprietà del Cane a sei Zampe. Alla «pista del Dragone» se ne aggiungerebbe un'altra, sostengono le stesse fonti: Saipem potrebbe finire nel paniere dei russi che poi, grazie al know-how e alle piattaforme dell'azienda italiana, garantirebbero un servizio migliore al supercliente cinese. La settimana scorsa il numero uno dell'Eni, Claudio Descalzi, ha incontrato a Mosca l'amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller che per la prima volta avrebbe fatto riferimento a possibili collaborazioni con Saipem. Lo stesso Miller ha incontrato ieri il capo della Cnpc, Wang Yilin, e il vicepremier cinese e membro del Politburo, Zhang Gaoli, per accelerare sulla costruzione del gasdotto «Power of Siberia», in grado di trasferire annualmente 38 miliardi di metri cubi dai giacimenti siberiani della Russia al gigantesco consumatore cinese.

Del resto, l'Italia è il laboratorio dove si registrano non solo una crescente presenza cinese in ambiti sensibili ma anche operazioni sino-russe. Come il passaggio di Pirelli a ChemChina (in accordo con Rosneft). O come l'operazione Wind-3 Italia, quindi Vimpelcom e Hutchison Whampoa. Casi isolati o grandi manovre dell'asse Mosca-Pechino?

Il nuovo gigante della perforazione Schlumberger-Cameron ha ricavi pro-forma per 59 miliardi (2014)

Secondo gli analisti per rilanciare Saipem servono 15 miliardi, inclusi i debiti e un aumento di capitale

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