Btp a 30 anni, rotti gli indugi: sì del Tesoro al collocamento

Btp a 30 anni, rotti gli indugi: sì del Tesoro  al collocamento

A tre anni di distanza dall'ultima emissione, il Tesoro si prepara a lanciare un nuovo Btp a 30 anni. «La transazione sarà effettuata nel prossimo futuro, in relazione alle condizioni di mercato», ha comunicato ieri il ministero dell'Economia, che ha già affidato a Bnp Paribas, Citigroup, Deutsche Bank, Ubs e UniCredit il mandato per collocare il benchmark trentennale.
Gli analisti sono convinti che non bisognerà aspettare molto: i bond potrebbero essere sul mercato già la prossima settimana, in modo da sfruttare quella fame da rendimento innescata dal Giappone, a inizio aprile, con il maxi-piano di acquisto del debito pubblico.
Intanto, a margine dell'Ecofin di Bruxelles, il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha replicato all'ex membro del comitato esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, che aveva ipotizzato un intervento dell'Esm, il fondo di salvataggio dell'Eurozona, per aiutare i nostri istituti. «Le banche italiane non hanno nessun bisogno di essere salvate», ha detto il titolare di Via XX Settembre. Saccomanni torna dalla capitale belga con una vittoria parziale sulle misure di lotta alla frode e all'evasione fiscale. Due temi su cui l'Ue, per ora, ha fatto solo un passo a metà: l'Austria, che da anni bloccava il dossier per difendere il suo segreto bancario, ha dato l'ok alla revisione degli accordi sul fisco con i 5 Paesi extra Ue (Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra e San Marino), così come chiesto da Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. Vienna e Lussemburgo hanno però negato l'assenso alla cosiddetta «direttiva risparmi» che amplia la scambio di informazioni tra Stati, e rende più difficile la vita agli evasori. Il no è legato all'intenzione di verificare prima quale «ambizione» avrà il nuovo accordo con la Svizzera e gli altri Paesi.

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