Cattolica, Consob schiera la Gdf per il caso Minali

Acquisiti documenti sulla revoca dell'ex ad La replica: «Adottate procedure trasparenti»

Camilla Conti

La Consob fa scendere in campo la Guardia di Finanza per cercare di fare chiarezza sulla vicenda del siluramento dell'ex ad di Cattolica, Alberto Minali, le cui deleghe sono state revocate dal cda presieduto da Paolo Bedoni lo scorso 31 ottobre. Gli uomini delle Fiamme Gialle, su mandato della Commissione presieduta da Paolo Savona, ieri in tarda mattinata si sono presentati nella sede della compagnia assicurativa veronese per acquisire informazioni e documenti relativi alla revoca delle deleghe di Minali. In particolare, sarebbero stati recuperati anche i verbali delle ultime riunioni del board della compagnia. L'ispezione, andata avanti fino a tardo pomeriggio, punta infatti a verificare sostanzialmente due cose: la correttezza dell'informativa data al mercato in occasione del burrascoso cambio al timone e gli investimenti effettuati dalla compagnia. Il Nucleo di polizia valutaria della Gdf si è mosso su disposizioni della Consob che con l'Ivass, l'autorità di Vigilanza dei gruppi assicurativi, sta approfondendo quanto accaduto nelle ultime settimane nella governance di Cattolica. E nelle scorse settimane ha anche deciso di chiamare a raccolta i protagonisti con audizioni secretate, che avrebbero imposto ulteriori riflessioni.

Cattolica, si legge nella nota diffusa in serata dalla società, «è pienamente impegnata ed interessata alla collaborazione con le autorità e ribadisce l'assoluta regolarità e trasparenza delle procedure adottate in relazione alla determinazione del 31 ottobre».

Sullo sfondo, intanto, un gruppo di azionisti sarebbe riuscito a raccogliere il 2,5% del capitale necessario per chiedere al cda la convocazione dell'assemblea ordinaria e straordinaria. L'obiettivo è dare la parola ai soci per alcune richieste. La revoca dell'attuale cda e alcune modifiche statutarie, tra cui: l'inserimento del limite al numero dei mandati dei consiglieri, con effetto immediato; la richiesta che i compensi vengano deliberati in assemblea; che i soci di capitale con oltre il 5% abbiano diritto a avere un rappresentante in cda, e quelli con più del 10%, due. La partita sarà comunque tutta da giocare considerato che gli azionisti di peso rappresentano insieme circa il 30% del capitale, ma in termini di «teste» non sono più di 30, quando in assemblea di solito si presentano dai due ai tremila soci.

Per oggi è stato fissato un cda della compagnia. Una riunione ordinaria, fanno sapere da Verona.