Chiusi per tasse

L’Imu uccide il turismo: a Cefalù serrata degli alberghi, a Sanremo pioggia di ricorsi

Le tasse e le leggi le fanno signori che nel 90 per cento dei casi hanno sempre preso una busta paga al netto delle ritenute. Manca un miliardino per chiudere il deficit di bilancio? Uhm, pensano costoro: ritocchiamo un’aliquota, stabilizziamo (così si dice aumentare) un’accisa. Vi è un grave problema economico o sociale? Uhm, facciamo un decreto, una legge, un regolamento che descriva il comportamento virtuoso da tenere e poi sbattiamoci sopra una bella sanzione per gli inadempienti. La politica avrebbe bisogno di passare qualche annetto in azienda. Dovrebbe aprirsi una partita Iva.

Dovrebbe lavorare in qualche impresa privata: ma non in una grande banca. Dove i disastri di ieri li pagano gli esuberi di oggi, e dove i conti dell’elusione fiscale (così si chiama quella che fanno i grandi) sono messi in conto agli azionisti di domani. Solo in questo modo i nostri politici, i nostri professori, i nostri grandi burocrati si renderebbero conto che l’Italia sta morendo.

E non solo per la crisi. Le crisi vengono e vanno. È il socio statale che non molla. Negli anni non solo ha preteso sempre di più, ma ci ha ammazzato di norme, regolamenti, codici che ci rendono, di fatto, tutti colpevoli. Le norme e i tributi di questo Paese sono il fieno con cui si alimenta la bestia statale. Gli albergatori di Cefalù hanno deciso per protesta di spegnere le luci nelle loro hall. Sono ancora vivi. Ma se continuano così i nostri burocrati, i nostri politici, i nostri professori non avranno più biada. Per il semplice motivo che i campi saranno rasi al suolo. Nel rispetto delle norme. Si intende.

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