Scattano le trappole sui conti correnti: chi rischia

Gli Istituti di credito continuano a spingere verso la riduzione del contante: dopo Ing e Unicredit, anche Danske Bank applicherà i tassi di interesse a limiti molto più bassi. "Aumentano i soldi, più spese per le banche"

Scattano le trappole sui conti correnti: chi rischia

E tre: dopo banca Fineco e banca Ing che ha deciso di chiudere tutte e 63 le proprie casse bancomat (dal 1°luglio) a favore della digitalizzazione che avanza a discapito dei contanti dicendo addio, di fatto, al cash, anche altre banche dell'Ue hanno deciso di prendere provvedimenti rispetto alla montagna di cash che si accumula sui conti correnti dei clienti.

Il caso di Danske Bank

L’ultima in ordine di tempo a cambiare in modo eclatante è la danese Danske Bank che ha fatto sapere che abbasserà a 100mila corone (quasi 13.500 euro) il limite per l’applicazione di tassi di interesse negativi ai depositi. Lo scorso novembre il "salto" era stato ancora più grande perché la soglia era stata portata da 1,5 milioni a 250mila corone. Il nuovo provvedimento entrerà in vigore dal 1°luglio e il tasso applicato oscillerà tra lo 0,6% della giacenza per i privati e l’1% per alcune imprese. “Stiamo sperimentando – ha spiegato a BusinessInsider il responsabile clienti della banca danese, Mark Wraa-Hansenlivelli inusuali di tassi di interesse da un periodo di tempo troppo lungo e non c’è alcun segnale di cambiamento. Allo stesso tempo, assistiamo a un significativo incremento dei depositi, che con questi tassi si traduce in una spesa considerevole per la banca”.

Le decisioni di Ing e Unicredit

La motivazione per cui la banca danese ha deciso di abbassare il limite per fare scattare tassi negativi è quella che gli istituti di credito, italiani compresi, vanno ripetendo ormai da un po’ di tempo: l’eccessivo costo della liquidità. “Questa cosa deve finire” ha tuonato il ministro danese con responsabilità sulla legislazione bancaria, Simon Kollerup, che in un commento a Bloomberg ha aggiunto: “La mia preoccupazione è che le banche continuino col giro di vite per i tassi negativi e che in media i danesi dovranno pagare per tenere il denaro sul conto”. Come anticipato e come ci siamo occupati di recente (qui un nostro articolo), recentemente anche Fineco e Unicredit hanno preso importanti provvedimenti contro le maxi giacenze sui depositi. La prima, con un'iniziativa unica, ha annunciato la chiusura dei conti con oltre 100mila euro e in assenza di investimenti o prestiti con la stessa banca; il gruppo Unicredit, invece, ha annunciato canoni più salati per clienti vecchi e nuovi parlando esplicitamente di un peggioramento della situazione “acuito dal sensibile aumento dei volumi dei depositi registrato nell’ultimo anno”.

L'Associazione bancaria italiana (Abi) ha contato, per il mese di marzo, una liquidità di 1.748,6 miliardi, in crescita del 9,2% rispetto al dato di 12 mesi prima (1.602) e leggermente inferiore rispetto al dato record di 1.752,6 miliardi registrato a febbraio. Questi dati confermano che nei mesi della pandemia, chi è riuscito a mantenere il lavoro, è anche riuscito a risparmiare a causa della chiusura di molte attività economiche ed essendo costretto a restare soprattutto in casa.

"Manovra condivisibile"

Per non incentivare la super liquidità presente sui conti correnti, il general manager di SOStariffe.it, Paolo Benazzi, ha commentato a favore di queste misure prese dagli istituti bancari. “Credo si tratti di una manovra assolutamente condivisibile da parte degli istituti di credito che, tra gli altri obiettivi, hanno anche quello di favorire la crescita della cultura finanziaria. Le banche, infatti, hanno un ruolo sociale importante in questa fase, quello di spingere i risparmiatori a riflettere su una gestione più efficiente del proprio risparmio e a indirizzare la liquidità verso l’economia reale”. Per Benazzi è “fondamentale che i correntisti comprendano a fondo che troppa liquidità sul conto corrente, oggi, rappresenta un problema per tutti. Per il risparmiatore, perché il denaro sul conto tenderà inevitabilmente a essere eroso nel tempo dall’inflazione, e per la banca, perché quei soldi bloccati sono un costo alla luce dei tassi negativi tipici di una politica monetaria espansiva della Bce. Senza dimenticare il sistema economico tutto, sul quale gravano quasi 1.800 miliardi di euro immobilizzati, completamente incapaci di creare valore”, conclude.

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