Coronavirus, Confindustria a Conte: "Non si chiude tutto...". I sindacati: "Sciopero"

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, chiede al governo di valutare con attenzione cosa fermare e cosa no per dare continuità alle attività ritenute essenziali

La decisione annunciata ieri dal premier Giuseppe Conte di rafforzare la stretta sulla realtà produttiva italiana, con la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali fino al prossimo 3 aprile, per fronteggiare la grave emergenza sanitaria scatenatasi con l’epidemia di coronavirus non è piaciuta al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Non tanto per lo stop in sé, considerato necessario per superare questo difficile momento, quanto per il timore che il provvedimento possa bloccare alcune attività di vitale importanza per il Paese.

"Stiamo affrontando con senso di responsabilità la decisione assunta ieri dal Governo di ampliare il perimetro delle misure di contenimento alla sospensione delle attività produttive", si legge in una lettera di due pagine firmata da Boccia e rivolta al premier. Nel documento, il presidente di Confindustria chiede al governo di tenere conto di alcuni punti fondamentali nella stesura del Dpcm, tra cui chiede di valutare con attenzione cosa fermare e cosa no.

Per Boccia è fondamentale "contemperare la ''stretta'' decisa ieri con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo" a cominciare da una disposizione che sia " di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali".

Allo stesso tempo si sottolinea la necessità che le imprese possano contare su un'analoga disposizione che consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche come, ad esempio, quelle riguardanti gli impianti a ciclo continuo e a rischio incidente. Inoltre nella lettera si chiede anche la continuità delle attività strategiche, e quindi non solo essenziali, per la produzione nazionale.

In questo contesto, si legge ancora nel documento, è importante concedere alle imprese di autocertificare "l'esigenza di prosecuzione" da parte di quelle attività che non possono essere interrotte, tramite una "procedura amministrativa molto semplificata che faccia leva su un'attestazione del richiedente e su meccanismi di controllo ex post da parte delle autorità competenti". E non solo. Perché è altrettanto fondamentale far salva tutta la manutenzione "finalizzata a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività". E così pure la vigilanza "di attività e strutture oggetto del blocco".

Inoltre, si chiede al governo di garantire i "tempi tecnici necessari dall'entrata in vigore del provvedimento a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti".

Boccia chiede ancora come sia indispensabile garantire flessibilità nell'individuazione delle attività essenziali e a non limitarsi al ricorso dei codici Ateco per individuare quali attività fermare e quali no. Questo meccanismo utilizzato per fare una prima scrematura delle aziende considerate strategiche, "se ben si addice alle attività commerciali, non si presta invece in modo efficace a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali", ha incalzato il presidente della Confindustria.

Quest’ultimo, a tal proposito, suggerisce all’esecutivo che si "assicuri la possibilità, mediante un provvedimento ministeriale successivo al Dpcm o con un'altra modalità estremamente ''snella'', di ampliare o precisare i codici esclusi dal blocco" e di far riferimento non solo ai singoli codici "ma alle macro-classi e alle note esplicative della tabella Ateco 2007, note nelle quali sono indicate con maggior dettaglio molte produzioni rilevanti".

Boccia sottolinea, inoltre, che oggi le imprese sono in grande difficoltà anche perché a corto di liquidità:"Sarà determinante sciogliere immediatamente il nodo del credito per evitare che questa situazione produca conseguenze irreversibili per le imprese e che gli imprenditori perdano la speranza nella futura prosecuzione dell'attività". Necessario anche preservare l'operatività delle imprese che fanno parte delle filiere internazionali e valutare"i necessari provvedimenti per evitare impatti negativi sulle nostre società quotate in Borsa". Ma a Confidustria e al governo rispondono i sindacati che minacciano uno sciopero generale se troppe aziende resteranno aperte: A differenza di quanto indicato ieri dal Governo alle parti sociali ed al Paese, in queste ore sembrerebbe avanzare l'ipotesi che, nel decreto in discussione, l'Esecutivo intenda aggiungere all'elenco dei settori e delle attività da considerare essenziali nelle prossime due settimane per contenere e combattere il virus Covid-19, attività produttive di ogni genere", hanno fatto sapere i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

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Commenti

flip

Lun, 23/03/2020 - 11:17

Confindustria & co. usciamo dall'europa". Esserci o non esserci per loro è la stessa cosa. Se facciamo da soli e con un altro governo, di tipo (possibilmente presidenziale), e' molto, molto meglio. Di cialtroni inconcludenti ce ne sono anche troppi.

Duka

Lun, 23/03/2020 - 11:44

Forse Boccia non ha letto bene il decreto perché l’esclusione è relegata a pochissimi cod. ATECO- Di fatto un Decreto che non serve a nulla se non a dare in pasto al popolo l’ennesima truffa di questo governo farlocco.

buonaparte

Lun, 23/03/2020 - 15:01

signori di solito all'anno non lavoriamo 160 giorni e chiudiamo un mese le aziende per ferie. e non è mai morta nessuna azienda. ora per un mese di chiusura come le ferie sarebbe il disastro economico? . guardano la borsa? ma la borsa ed i loro operatori non vedevano l'ora che succedesse questo. stanno facendo un sacco di soldi. chi li sta perdendo sono quelli che si sono lasciati convincere dalla paura sparsa dai giornali e media che guarda caso sono al soldo dei grandi capitalisti che muovono la borsa a loro piacimento