Decreto anti coronavirus, quarantena equiparata alla malattia

I giorni che un lavoratore sarà costretto a trascorrere in isolamento saranno paragonati alla classica malattia certificata dal medico curante

Tra le misure presenti nella bozza del decreto legge “anti coronavirus” pronto a essere varato dal governo troviamo un provvedimento che equipara la quarantena alla malattia.

Il periodo trascorso in quarantena dai lavoratori del settore privato dovuto all'infezione da Covid-19, con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento.

Questo significa che i giorni che un lavoratore sarà costretto a trascorrere in isolamento saranno paragonati alla classica malattia certificata dal medico curante. La bozza del dl pone a carico dello Stato, e non all'Inps o ai datori di lavoro, i costi necessari per mantenere in malattia i soggetti colpiti. Inoltre per i periodi di assenza per malattia o quarantena dei dipendenti delle amministrazioni dovuta al Covid-2019, non si applica la decurtazione del trattamento economico accessorio.

I lavoratori in quarantena

Il testo della bozza parla chiaro. "Il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge del 23 febbraio 2020, n. 6, dai lavoratori del settore privato, dovuto a COVID-19, è equiparato a malattia, ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento".

Questo significa che tutti i lavoratori in quarantena saranno considerati in malattia e come tali saranno tutelati secondo quanto previsto dalla legge.

Il medico curante dovrà redigere un tradizionale certificato di malattia "con gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena con sorveglianza attiva o alla permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva". Un certificato del genere, ovviamente, servirà anche qualora il lavoratore risultasse positivo al nuovo coronavirus.

Sono validi tutti i certificati redatti, compresi quelli compilati prima dell'entrata in vigore della misura. Il governo, come detto, ha sottolineato in deroga alla normativa vigente che i costi di tale “malattia” non saranno a carico di istituti previdenziali o degli stessi lavoratori ma a carico dello Stato, il quale stanzierà una somma da attingere in un apposito Fondo del ministero dell'Economia.

Tra le altre disposizioni collegate al mondo del lavoro troviamo anche l'estensione della cassa integrazione in deroga “a tutti i lavoratori dipendenti non agricoli e agricoli non coperti dalla cig ordinaria e non tutelati da Fondi di solidarietà categoriali per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane”.

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Commenti

luiss_sm

Ven, 13/03/2020 - 10:25

E ai lavoratori autonomi? Come sempre, nelle crisi di qualsiasi tipo, si tutelano solo i dipendenti. Ma come si pagheranno i dipendenti quando l'impresa privata sarà morta?