Draghi cancella Quota 100. E spunta l'assegno da 1500 euro

Le decisioni definitive sul tema pensioni anticipate sono rimandate al prossimo Consiglio dei ministri

Draghi cancella Quota 100: cosa può succedere. Spunta l'assegno da 1500 euro

"Il tema delle pensioni è oggetto di discussione della legge di bilancio": con queste parole, pronunciate al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, Mario Draghi saluta definitivamente Quota 100, riforma fortemente voluta dalla Lega ma da sempre osteggiata con forza dall'ex governatore della Banca centrale europea. "La legge su Quota 100 non verrà rinnovata tra tre anni, ma occorre assicurare una gradualità nel passaggio verso la normalità".

Nel mare di incertezze del governo, l'unica cosa sicura per quanto concerne il tema delle pensioni anticipate, come spiegato da Il Giornale, è che non ci sia al momento una via maestra da seguire, bensì unicamente delle linee guida sulle quali basare gli interventi successivi al termine di Quota 100. Il rischio è che, nel processo di rinnovamento, Opzione donna non venga più rinnovata.

Dopo soli tre anni di vita, il 31 dicembre tramonterà definitivamente Quota 100. Ecco perché l'esecutivo si prepara a varare la riforma delle pensioni già dal prossimo Consiglio dei ministri: il primo obiettivo sarà quello di limitare i danni dello scalone generato dalla legge Fornero. Si parla di Quota 102 nel 2022 e di Quota 104 nel 2023, maturabili rispettivamente con 64 e 66 anni di età (contro i 62 di Quota 100) ed almeno 38 di contributi. Addirittura si vocifera di una Quota 103, nata proprio nella trattativa tra i partiti. Si tratterà, comunque, sempre di un'uscita anticipata di tipo volontario: chi lo vorrà, infatti, potrà continuare a lavorare fino a 67 anni.

Qualunque sia la scelta, ad essa dovranno accompagnarsi delle deroghe per consentire la creazione di finestre anticipate in favore di determinate categorie, come è stato con Ape sociale (misura che verrà rinnovata) ed Opzione donna (come anticipato, presumibilmente destinata a decadere.

Stando al prospetto creato da La Stampa, un dipendente pubblico/privato con stipendio medio di 1600 euro andato in pensione tramite Quota 100 tra 2019-2021 (quindi con 62 anni di età e 38 di contributi) percepisce un assegno mensile di 1300 euro. Con legge Fornero (e quindi pensione a 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 per le donne) lo stesso lavoratore avrebbe incassato circa 200/300 euro in più al mese, rinunciando però così all'uscita anticipata. Con Quota 102 e Quota 104, un lavoratore nelle medesime condizioni dovrà presumibilmente attendere rispettivamente i 64 o 66 anni di età e comunque i 38 anni di contributi.

Indennizzo da 1500 euro

Per le categorie usuranti (lavori gravosi e pericolosi sia nel settore pubblico che in quello privato) è previsto uno specifico anticipo pensionistico. Si tratta di un'indennità di 1500 euro al mese da riconoscere a chi ne ha fatto richiesta e risponda a certi requisiti, come 63 anni di età e 36 anni minimi di contributi.

Ecco alcune delle 15 categorie di lavoratori che dovrebbero comprese nella manovra: operai dell’industria estrattiva, conciatori, conduttori di mezzi pesanti, personale sanitario, insegnanti di asili nido e scuola materna, pescatori, operatori ecologici, marittimi. All'Ape sociale possono accedere comunque anche caregiver, invalidi civili (con invalidità pari o suoperiore al 74%), disoccupati di lungo corso. Non è escluso, al momento, che il numero di categorie possa salire fino a 24, ovvero quelle che risultano, sulla base di una lista compilata dalla commissione tecnica presieduta da Cesare Damilano, al di sopra dell'indice massimo di "gravosità". Infine, in serata, la Lega ha aperto a Quota 102: "La Lega lavora ad una mediazione ragionevole, che potrebbe essere quota 102 con strumenti per consentire la pensione ad alcune categorie specifiche come i lavoratori precoci o per quelli di imprese sotto i 15 dipendenti. La Lega è tendenzialmente favorevole a fondi da destinare direttamente ai lavoratori per consentire loro e non all'azienda una libera scelta sulla propria pensione".

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