Ex Ilva, raggiunto pre-accordo tra commissari e ArcelorMittal

L’intesa tra commissari straordinari dell’ex Ilva e la multinazionale permetterà di guadagnare del tempo così da poter proseguire con la trattativa

La delicata vicenda dell’ex Ilva potrebbe essere giunta ad una svolta. Proprio in extremis ArcelorMittal e i commissari straordinari del sito siderurgico hanno trovato l’accordo su un memorandum d’intesa che consente di guadagnare tempo, almeno un altro mese, per portare avanti la trattativa.

Oggi, infatti, era fissato il secondo appuntamento al Tribunale di Milano per discutere del ricorso cautelare urgente che Ilva, in amministrazione straordinaria, ha presentato a novembre per ribattere all’atto di citazione presentato da ArcelorMittal nei confronti dei commissari e, allo stesso tempo, per contrastare la decisione della stessa multinazionale franco-indiana di recedere dalla gestione seguita al contratto firmato nel settembre del 2018.

I legali delle due parti presenteranno una richiesta di proroga per cercare di raggiungere un accordo complessivo che possa soddisfare tutti. Si prevede che il giudice del Tribunale civile di Milano, Claudio Marangoni, possa concedere la proroga, rinviando l’udienza a fine gennaio.

Proprio all’ultimo momento, le parti hanno raggiunto un pre-accordo su 3 punti, in modo da poter chiedere un aggiornamento dell’udienza così da arrivare a un’intesa completa entro l’inizio del prossimo anno. Le tre basi su cui le parti dovranno lavorare attraverso il negoziato riguardano il cosiddetto acciaio “verde”, ovvero il parziale abbandono dell’attuale ciclo integrale basato sulla trasformazione dei minerali e utilizzo sia del preridotto di ferro negli altiforni, sia di due forni elettrici. Il secondo, invece, è legato agli investimenti da effettuare, con lo Stato pronto ad arrivare, anche attraverso le controllate, a un miliardo. Il terzo riguarda la forza lavoro.

Proprio il nodo degli esuberi è il tema più delicato sul quale ci si muove con cautela. Da una parte ci sono i 4.700 esuberi entro il 2023, di cui 2.900 nel 2020, e la cassa integrazione straordinaria per 3.500 a Taranto a causa dello stop all’Afo2. Dall’altra ci sono i numeri del governo che non è disposto ad andare oltre i 1.800 dell’Ilva in amministrazione straordinaria.

I sindacati insistono nel chiedere zero uscite. “Se il governo non risolve questa cosa con i sindacati, se non trovano prima un punto di caduta con i sindacati, il nodo degli esuberi non si scioglie”, spiega una fonte di primo livello vicina al dossier. In questo difficile quadro, non bisogna dimenticare le aziende dell'indotto ex Ilva che, in una riunione in Confindustria Taranto, hanno espresso “grande preoccupazione” per il futuro.