La verità sul clamoroso flop del Superbonus 110%. Ecco perché non è gratis

Un messaggio fuorviante evidenziato da Confprofessioni, la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia, in audizione parlamentare

La verità sul clamoroso flop del Superbonus 110%. Ecco perché non è gratis

Diverse imprecisioni e incongruenze hanno rallentato il cosiddetto “Superbonus 110%”, l’incentivo voluto dal precedente governo Conte per le ristrutturazioni edilizie. Senza alcun controllo e filtro istituzionale, è passata l’idea che si possono fare gratis i lavori di rifacimento della propria abitazione, tanto paga lo Stato. Un messaggio fuorviante evidenziato da Confprofessioni, la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia, nel testo dell'audizione illustrato ieri mattina dalla vicepresidente Claudia Alessandrelli nella commissione parlamentare sulla Semplificazione. La necessità è che le operazioni progettuali e di fattibilità vengano affidate “non a chiunque”, bensì unicamente a “professionisti esperti in particolare in ristrutturazioni condominiali, detrazioni fiscali e termica degli edifici”, con specifico riferimento ai membri delle categorie dell'area tecnica e ai commercialisti.

Confprofessioni, come riporta Italia Oggi, si rammarica del fatto che “da un progetto utile per rinnovare l'edilizia, rapportandola al contenimento dell'uso delle fonti non rinnovabili, si è arrivati a una Babele di interpretazioni da parte di più Enti, che si incrociano con veti su veti nella successiva declinazione operativa”. I primi dati pubblicati dall’Enea mostrano come il “Superbonus 110%”, al momento, non sia mai decollato: gli interventi sono stati poco di 6.500 per un valore complessivo di 670 milioni di euro e soltanto poco più di 500 i lavori in condominio. In particolare, la voce secondo cui il “Superbonus 110%” dà la possibilità a chi ne usufruisce di procedere ai lavori di ristrutturazione in maniera gratuita, ha nascosto un aspetto fondamentale: le attività tecnico-professionali legate agli accertamenti preliminari, spesso assai gravosi, di cui i tecnici sono onerati, risultano essere molto costose. Ciò rende farraginosa e poco trasparente l’intera procedura.

Per questo motivo, il governo Draghi sta pensando a una serie di modifiche del “Superbonus 110%”. Innanzitutto, l’obiettivo è prorogare l’incentivo fino al 2023, semplificando, però, la burocrazia. Le lungaggini amministrative, infatti, hanno rallentato l’avvio dei lavori di miglioramento del patrimonio edilizio. Ottenere una certificazione utile, come hanno denunciato molti cittadini, può richiedere attese anche di oltre quattro mesi. Due sono le ipotesi al vaglio del governo: la prima è la sostituzione della certificazione di conformità con una Cila asseverata, ovvero la comunicazione di inizio lavori. La seconda prevede che la certificazione possa essere assorbita dalle asseverazioni sul rispetto dei requisiti tecnici e la congruità delle spese, redatte dai professionisti, come già previsto dalla norma per l’ottenimento del “Superbonus 110%”.

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