Finisce sotto inchiesta anche Pötsch E il 18 c'è il piano di riorganizzazione

Pierluigi Bonora

Il «Dieselgate» di Volkswagen continua a riservare sorprese in attesa che si faccia chiarezza sulle vertenze aperte in Europa. A una decina di giorni dalla riunione del consiglio di sorveglianza nella quale verrà preso in esame il piano di riorganizzazione del gruppo (10mila tagli all'orizzonte, risparmi per 3,7 miliardi, meno spese in Audi e Porsche), ecco la nuova tegola cadere sulla testa proprio del presidente del Cds, Hans Dieter Pötsch, finito sotto indagine per sospetta manipolazione di mercato da parte di Vw. Prima di essere nominato, un anno fa, al vertice del Cds, Pötsch ha ricoperto l'incarico di direttore finanziario di Wolfsburg.

Nei giorni scorsi, intanto, l'Autorità federale per i trasporti tedesca (Kba) ha approvato le soluzioni tecniche per 2,6 milioni di veicoli del Gruppo Volkswagen con motore Diesel 1.6 TDI EA189. La misura prevede un aggiornamento del software e l'installazione di uno stabilizzatore di flusso direttamente davanti al misuratore della massa d'aria. Si è infine conclusa, con un nulla di fatto, la prima udienza davanti al Tribunale di Venezia che vedeva opposti i consumatori al gruppo tedesco. Se ne riparlerà a inizio 2017. Il Tribunale intenderebbe unificare le varie cause intentate dalle associazioni dei consumatori. «Altroconsumo» chiede un risarcimento pari al 15% del prezzo della vettura risultata «taroccata».

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