Fondazioni, ultimo valzer di poltrone

Le partite più calde si giocano a Firenze e Torino. Con le «manovrine» della politica

«L'autonomia delle Fondazioni «è il Rubicone da non oltrepassare» perchè il potere pubblico «deve rispettare i corpi intermedi, quando questi sono fragili la democrazia è a rischio». Giuseppe Guzzetti lo ha ripetuto più volte lo scorso 8 aprile dal palco della Scala di Milano dove ha celebrato il suo addio alla Fondazione Cariplo davanti a 1.800 invitati. Un monito al governo ma anche alla politica in generale.

Perchè la tentazione di mettere le mani sul tesoretto che ancora resta nelle casse degli enti, occupando le poltrone nei salottini da rinnovare, resiste. Guzzetti ha già messo al riparo la Cariplo scegliendo come suo successore il presidente di Borsa Italiana ed ex rettore della Bocconi, Andrea Sironi. Ma ci sono altre partite ancora da giocare e i rischi di ingerenze non sono del tutto scongiurati. Lo dimostrano le grandi manovre partire in riva all'Arno per il cambio di presidente della Fondazione Cr Firenze (azionista di Banca Cr Firenze finita nel 2007 sotto il controllo di Intesa Sanpaolo) che chiuderà il bilancio 2018 con quasi 52 milioni di utile al netto di 27 milioni di tasse. Alla fine di maggio, dopo cinque anni, lascerà l'attuale numero uno Umberto Tombari. In corsa, con la maglia di «tecnico», c'è Giuseppe Morbidelli, classe 1944, docente di diritto amministrativo alla Sapienza e già presidente di Banca Cr Firenze. Un giurista esperto, difficilmente «addomesticabile», e per questo forse meno gradito all'establishment politico fiorentino. Non a caso, il sindaco Dario Nardella (anche se il Comune esprime un solo membro del Comitato di Indirizzo) con la sponda del consigliere dell'Ente, Marco Carrai, tiferebbe per l'attuale presidente di Confindustria Firenze, Luigi Salvadori. Se la candidatura non raccogliesse pieno consenso, l'alternativa gradita potrebbe essere Jacopo Mazzei che della fondazione di via Bufalini è stato già presidente dal 2011 al 2013. Che il salottino faccia gola lo dimostrano i sette nuovi ingressi di alto profilo nell'assemblea dei soci che salgono così a 141: tra questi, Francesco Rossi Ferrini, figlio dell'ematologo Pierluigi (già vice presidente) ma soprattutto banchiere di Jp Morgan. Con lui entrano anche altri nomi blasonati come quelli dell'architetto Piero Paolo Guicciardini (tra i progettisti del Museo dell'Opera del Duomo), Leonardo Ferragamo, Giovanni Manetti (presidente del Consorzio del Chianti Classico) e Gaddo della Gherardesca.

Se per Firenze è sempre più probabile che si vada alla conta dei voti, per la Fondazione Crt sembra già scontata la conferma per i prossimi 5 anni di Giovanni Quaglia. L'ente torinese, azionista di Unicredit, il 7 maggio eleggerà il presidente. Quaglia ha instaurato un rapporto solido con il sindaco (M5s) Chiara Appendino e appare saldamente in sella. La Appendino, dicono sotto la Mole, non sarebbe invece in sintonìa con Francesco Profumo, presidente della Compagnia Sanpaolo e candidato a prendere il posto di Guzzetti il prossimo 21 maggio al vertice dell'Acri che spetta solo ai presidenti di fondazione. L'investitura annunciata dallo stesso Guzzetti a gennaio è però appesa alla conferma non così scontata, nel 2020, del mandato di Profumo, nominato al vertice dell'ente torinese nel 2016 dall'ex sindaco Piero Fassino mentre ora in Comune siede, appunto, la Appendino. Guzzetti correrà il rischio o cambierà cavallo?

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