Fondi in allarme per la guerra Essilux

L'accusa in vista dell'assemblea: "Lo stallo della governance indebolisce il gruppo"

Dagli spalti della partita Italia-Francia che si gioca sul campo di Essilorluxottica si leva il coro dei fondi. Che non tifano nè per Leonardo Del Vecchio nè per l'ad di Essilor Hubert Sagniéres, ma per il loro investimento.

I fondi Baillie Gifford, Comgest, Edmond de Rothschild AM, Fidelity International, Guardcap, Phitrust e Sycomore AM candidano per il cda Wendy Evrad Lane e Jesper Brandgaard e chiedono di integrare l'ordine del giorno dell'assemblea del 16 maggio con un'accusa ben precisa: l'ambizioso progetto di creare, dalla fusione di Essilor e Luxottica, un leader indiscusso dell'occhialeria «è stato minato da una grave crisi di governance» quando «il presidente e il vicepresidente esecutivo, entrambi di pari potere, pubblicamente e in modo sconcertante si sono scontrati» a mezzo stampa. «Una situazione di stallo nella governance di lunga durata indebolirebbe la società, la sua reputazione, motivazione dei dipendenti, la capacità di attirare i migliori leader e trovare nuovi potenziali partner, e sarebbe quindi dannosa per tutte le parti interessate», scrivono in una lettera i fondi. Perché «rompere lo stallo è uno dei prerequisiti per Essilorluxottica per raggiungere le sue ambizioni a lungo termine in campo strategico, industriale, finanziario e di sviluppo sostenibile». I fondi puntano a due poltrone nel board del nuovo big dell'occhialeria. E un posto vuole anche l'associazione dei dipendenti e manager Valoptec che esprime «profonda delusione per la situazione di blocco della governance» e candida Peter James Montagnon, per tre anni fino all'assemblea del 2022. Con Montagnon, spiega il comunicato di Valoptec che è secondo azionista del gruppo, «il cda di Essilorluxottica avrebbe una proporzione maggiore di membri indipendenti che sarebbero così nelle condizioni di poter promuovere un governo societario esemplare ed efficace e insieme una prospettiva costruttiva nell'attuazione del recente accordo di fusione».

Oggi il cda di Essilux si riunirà per esprimere il proprio orientamento sulle proposte arrivate. Attualmente, gli accordi siglati con la fusione fra l'italiana Luxottica e la francese Essilor, prevedono un consiglio composto di 16 membri, con le due anime che hanno pari peso, e Del Vecchio e Sagnieres ai vertici come presidente e vicepresidente esecutivi con gli stessi poteri. La società ha avviato il processo di selezione di un nuovo amministratore delegato, che dovrebbe entrare in carica a fine 2020 ma le reciproche accuse tra le due anime dell'alleanza hanno complicato il riassetto. Sul fronte del peso nell'azionariato le posizioni sono molto diverse: Delfin, la holding dell'imprenditore italiano, controlla infatti il 32% circa del capitale (con diritti di voto sterilizzati al 31%), mentre la componente ex-Essilor ha in mano poco più del 4%. Il resto del capitale, dunque, circa il 60% è nelle mani del mercato, vero arbitro della partita italo francese. Se il board oggi si dovesse spaccare a metà, le proposte saranno respinte.

Sul campo di gioco della Borsa, intanto, il titolo è risalito sopra quota 109 euro dopo essere precipitato fino a 95 (ieri ha chiuso con un +1,3%). Sugli spalti, i fondi incrociano le dita.

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