Fondi Usa in pista per comprare Carige

Apollo, Blackrock e Varde tra i favoriti. Più complicate le nozze con un'altra banca

Il giorno segnato in rosso sull'agenda dei commissari di Carige è il 15 aprile. Entro questa data, o comunque entro Pasqua, sono attese le offerte vincolanti dei potenziali acquirenti, o meglio quelle che gli stessi commissari hanno definito le «business combination» chieste dalla Bce per il rilancio della banca ligure. I soggetti individuati dall'advisor Ubs potrebbero farsi avanti anche all'inizio del mese e avrebbero già aperto i canali di dialogo sia con la Bce sia con il primo azionista dell'istituto, ovvero la famiglia Malacalza.

Chi ha messo gli occhi su Carige? Secondo le indiscrezioni circolate sul mercato, in pista ci sarebbero due categorie di candidati: finanziari, ovvero investitori istituzionali, e industriali ossia altre banche. Della prima fanno parte fondi come Apollo (già proprietario delle compagnie assicurative), BlackRock e Varde interessati soprattutto a diventare partner finanziario per mettere le mani sui crediti deteriorati dell'istituto. Per questo le proposte per i prestiti «non performanti» - quella non vincolante di Credito Fondiario e quella vincolante di Sga su 1,9 miliardi di posizioni - verranno valutate dopo l'assemblea, in modo che nessuno possa dire che la decisione sull'aumento di capitale si prende quando la banca è già stata svuotata degli npl. Del resto c'è già un precedente di vendita di una banca a un fondo: il Gruppo Bancario Mediterraneo (di cui per altro è stato commissario lo stesso Raffaele Lener che ora è nella «terna» di Carige) comprato da Metric Capital Partners. Più difficile azzardare nomi sulle banche pronte alle nozze con Genova considerando la sfilza di smentite arrivate dai papabili partner (a cominciare da Intesa, BancoBpm, Credem e Ubi). Unicredit avrebbe posto condizioni molto stringenti al governo mentre c'è chi guarda a Bper e al Creval e chi ipotizza un possibile intervento di Cassa Centrale, il gruppo cooperativo trentino nato con la riforma delle Bcc. Gli interessati, prima di farsi avanti concretamente, avrebbero comunque chiesto garanzie ai soci di maggioranza relativa a non ripetere il copione di dicembre (con l'astensione che ha aperto le porte al commissariamento) e quindi a prendere un impegno formale prima dell'assemblea che dovrebbe tenersi entro giugno sull'aumento di capitale da 630 milioni.

Qualsiasi soluzione per la banca genovese deve muoversi lungo un triangolo fra acquirenti, commissari e i Malacalza che potrà anche scegliere di ricapitalizzare in proprio la banca limitando il peso dell'eventuale nuovo socio finanziario. Ma se non dovessero palesarsi i cavalieri bianchi, quel triangolo diventerà un quadrato con l'arrivo del Tesoro nel capitale sul modello Mps dentro la cornice del Dl Carige diventato legge a inizio marzo. Ipotesi finora definita «residuale» dai commissari Lener, Pietro Modiano e Fabio Innocenzi.

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