Greggio, l'Opec sonda gli Usa

l Cartello invita il Texas al summit di Vienna

Cambiano le alleanze nel mondo del petrolio fiaccato dal coronavirus, con i Paesi dell'Opec che cercano l'aiuto degli Stati Uniti e del suo shale oil. Ma prima vediamo come si è sviluppata la guerra del petrolio che sta affossando i prezzi del barile (24,15 dollari il Wti americano venerdì scorso, 27,72 dollari il Brent a Londra) con il rischio di mettere a dura prova i bilanci dei Paesi produttori.
Il 6 marzo scorso Opec e Russia fanno naufragare l'intesa nata alla fine del 2015 per sostenere le quotazioni e limitare le compagnie shale americane. Mosca non ha infatti accettato di fare tagli aggiuntivi di 1,5 milioni di barili al giorno come chiesto dall'Opec, dove ha grande peso l'Arabia Saudita di Mohammed bin Salman (nella foto). Ufficialmente la tesi di Mosca è stata quella di voler analizzare l'evoluzione del mercato alla luce della pandemia. In realtà, molti analisti sostengono che Mosca punti ad affossare le compagnie Usa di shale oil che - con il sostegno di Donald Trump - hanno di fatto annullato i tagli dell'Opec+ a partire dal 2016 portando la produzione statunitense ai massimi storici.
La risposta dell'Arabia Saudita al niet russo tuttavia è stata dirompente. Riad ha deciso, a partire da aprile, quando scadrà l'intesa Opec+, di inondare il mercato di petrolio, aumentando al massimo produzione ed export. Pochi giorni fa, poi, la proposta degli Stati Uniti di fare da mediatore tra Mosca e Riad, subito rispedita al mittente dal Cremlino.
Arriviamo quindi alla proposta di ieri notte. Gli Usa potrebbero tagliare la loro produzione di greggio per sostenere le quotazioni e Ryan Sitton, capo della Texas Railroad Commission, l'autorità che regola il mercato del petrolio e del gas nello Stato della stella solitaria, è stato invitato al vertice Opec di giugno a Vienna. Sitton ha fatto sapere di aver parlato al telefono con il segretario generale del cartello petrolifero, Mohammed Burkindo. Il tutto mentre i prezzi del greggio si muovono appunto sui minimi degli ultimi 20 anni per la «guerra» tra Arabia Saudita e Russia e per il crollo dei consumi. «È stato molto gentile ad invitarmi al prossimo vertice Opec di giugno», ha detto Sitton di Burkindo con il quale ha riferito di aver avuto «un grande colloquio sulle forniture globali e sulla domanda. Concordiamo tutti - ha a aggiunto - sul fatto che occorra un accordo internazionale per assicurare stabilità economica mentre ci riprendiamo dal Covid-19». Alcuni produttori, soprattutto le società shale che rischiano il fallimento, premono sulla Texas Railroad Comission perché ricorra agli speciali poteri che le consentono di regolare le quote produttive nello Stato come non avviene dal marzo del 1972 quando le società ottennero il via libera ad estrarre al 100% della loro capacità.

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