I lapilli di Pompeo

Profonda deflazione. I troppi annunci e le poche misure del governo Renzi non hanno restituito potere d'acquisto alle famiglie. L'economia reale del Paese continua a piangere in assenza di stimoli efficaci alla domanda interna. Certo, non è semplice riportare il sorriso. Tuttavia, solo drastici interventi allo scopo di tagliare le tasse a famiglie e imprese possono permettere il riavvio, anche timido ma pur sempre riavvio, dei consumi. Lo scoglio principale da superare è quello della fiducia perduta dai cittadini. Ciò significa che pur in presenza, finalmente, di una manovra importante in materia fiscale, sul breve non verrebbe percepita come beneficio. Per così dire, il contribuente prenderebbe tempo, per «vedere l'effetto che fa». In soldoni: continuerà a risparmiare anziché consumare. Lo abbiamo già sperimentato con il famoso bonus di 80 euro: non ha stimolato un bel nulla.

Non ha favorito i consumi. Psicologicamente è stato avvertito come una misura una tantum, sprovvista di agganci con una strategia di ampio respiro. La crisi è giunta al suo ottavo anno. La pressione fiscale resta ben al di sopra della normalità. Rimandare le necessarie misure per abbassarla in modo significativo, vuol dire non prendere atto della gravità del problema. Anche perché i benefici derivanti da misure orientate in quella direzione avrebbero effetti concreti su famiglie e imprese non certo domattina. Ma l'indirizzo virtuoso è solo quello. Non la pratica dei bonus, niente più che uno spot pubblicitario. Urgono coraggio, stabilità e lungimiranza negli interventi dell'esecutivo. Solo così le misure verrebbero percepite come credibili e soprattutto utili Occorre superare la logica delle azioni demagogiche e a fini e elettorali. L'economia riparte solo se cambia qualcosa.

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