Intesa sindacati e imprese, ecco i punti del protocollo

È stato trovato, a tarda notte, l'accordo tra governo e sindacati sulle misure da adottare per contrastare la diffusione del coronavirus nei luoghi di lavoro

È stato trovato, a tarda notte, l'accordo tra governo e sindacati sulle misure da adottare per contrastare la diffusione del coronavirus nei luoghi di lavoro. "Alla fine è prevalso un senso di comune responsabilità e di positiva unità", ha detto Annamaria Furlan, leader della Cisl.

Si tratta di un protocollo che, come spiega il Corriere della Sera, si integra a quanto deciso col dpcm dell'11 marzo. Il confronto si è svolto, per la prima volta, in videoconferenza e, oltre al premier Giuseppe Conte, hanno partecipato il ministro della Salute Roberto Speranza e la titolare del dicastero del Lavoro Nunzia Catalfo. Un'intesa, articolata in 13 punti, che lascia alle aziende la libertà di decidere se interrompere la produzione oppure se e come proseguire.

Si prevede la misurazione della temperatura dei dipendenti all'inizio del proprio turno di lavoro. Turno che si può sospendere in caso di sintomi sospetti. Gli autotrasportatori non possono accedere agli uffici delle aziende per nessun motivo. Inoltre, a fine turno, occorre garantire la pulizia dei mezzi di trasporto e, per gli uffici, la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivire dovrà attenersi alla rigorosa distanza di un metro. Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno si prevede di individuare e/o installare servizi igienici dedicati. L'azienda deve garantire la pulizia e la sanificazione periodica degli ambienti di lavoro. Chi non manifesta sintomi influenzali non è obbligato a indossare le mascherine (come gli altri dispositivi di protezione quali guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) che, invece, risultano necessarie qualora la distanza interpersonale di un metro non sia garantita. Si prevede la chiusura di quei reparti aziendali per i quali è possibile adottare lo smart working e "si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa)". Qualora un dipendente presenti sintomi quali febbre o tosse l’azienda deve immediatamente avvertire le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il COVID-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute.

Per la Furlan è "è un protocollo molto chiaro e dettagliato che ora va attuto in tutte le aziende ed in tutti i luoghi di lavoro" e che "definisce con chiarezza tutto quello che le imprese sono obbligate a fare , coinvolgendo i rappresentanti sindacali, per contenere la diffusione del virus e tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in questa fase di grave emergenza sanitaria , anche utilizzando un periodo di sospensione della produzione e delle attività".

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Commenti

Mborsa

Sab, 14/03/2020 - 13:03

Adesso chiudiamo o limitiamo il lavoro per salvaguardare la salute dei lavoratori, ma fra 2-3 mesi quando mancherà il lavoro, come salvaguarderemo i lavoratori? A livello Ue bisognerà riportare molte lavorazioni in casa per sostenere l'occupazione.

Calmapiatta

Sab, 14/03/2020 - 14:09

La tutela dei lavoratori è un diritto e un dovere.....Tranne che in Italia. I DPI non vengono quasi mai indossati e, molto spesso, sono gli stessi lavoratori che non li utilizzano. C'è gente che lavora a nero e a cottimo senza garanzie. Forme di lavoro "ad affitto" che tolgono la dignità. inoltre, molto spesso i sacrosanti diritti vengono utilizzati per non fare ciò che si dovrebbe. Siamo un paese in decadenza.