Intesa-Ubi, Cattolica dice "sì" all'Ops

La compagnia porta l'1% all'offerta, con il Car è strappo. Gli intrecci con Generali

Intesa-Ubi, Cattolica dice "sì" all'Ops

Cattolica aderisce all'offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca (di cui la compagnia assicurativa ha l'1%), aprendo un'altra breccia nel muro del «no» eretto dal Car. Probabile, a questo punto che Cattolica esca al patto, da cui ieri sera filtrava come la decisione di Cattolica non fosse condivisa.

La decisione di Cattolica accelera la composizione del nuovo assetto bancario-assicurativo nato sotto l'egida di Ca' de Sass e del suo advisor Mediobanca. Ma le sorprese potrebbero essere dietro l'angolo: il cda di Cattolica, oltre ad aderire all'Ops del gruppo guidato da Carlo Messina su Ubi, avrebbe discusso infatti l'eventuale ritorno in pista di Vittoria Assicurazioni con cui la compagnia presieduta da Paolo Bedoni era in trattativa per fondersi, prima di firmare l'accordo con Generali.

Tre gli appuntamenti chiave: il 26 luglio, data entro cui il Tar si pronuncerà sull'Ops di Intesa sull'ex popolare guidata da Victor Massiah; il 28 luglio, termine dell'Ops e il 31 luglio data in cui l'assemblea di Cattolica dovrà deliberare la trasformazione da società cooperativa (in cui vige il voto capitario) in spa. Una metamorfosi propedeutica al suo salvataggio con l'acquisto del 24,4% da parte di Generali (di cui Mediobanca è azionista di riferimento con il 13%) attraverso un aumento di capitale dedicato da 300 milioni. La trasformazione di Cattolica in spa, prima un tabù, è divenuta «una scelta obbligata per giocare la partita», spiega in una lettera ai dipendenti lo stesso Bedoni che starebbe accarezzando, secondo voci, l'idea di andare al vertice di Geneagricola a riassetto terminato.

Le due vicende - l'Ops di Intesa su Ubi e il salvataggio di Cattolica da parte di Generali - sono insomma solo in apparenza slegate. Al contrario preparano il terreno all'epicentro della grande partita d'autunno: quella su Piazzetta Cuccia, dove Leonardo Del Vecchio attende il via libera Bce per salire al 20% (dal 9,9%) e arrivare, in ultimo, alle Generali di cui lo stesso patron di EssilorLuxottica possiede il 4,8 per cento. A quanto risulta Del Vecchio non sarebbe entusiasta dell'intervento del Leone su Cattolica, tanto che il suo rappresentante in cda a Trieste era assente alla votazione dell'operazione e dello stesso avviso sarebbero altri grandi soci italiani di Generali, come Caltagirone (5,11%).

D'altro canto, la quota di Cattolica in Ubi, appunto l'1%, è cruciale nel destino dell'offerta di Intesa, che è condizionata al superamento della soglia del 50% del capitale di Ubi più un'azione. Così come fondamentale risulta l'eventuale adesione di Fondazione del Monte di Lombardia (al 3,1% del capitale di Cattolica e al 3,96% di Ubi) che una settimana fa, pur auspicando un ritocco al rialzo dei termini dell'offerta di Intesa (1,7 titoli della Ca' de Sass per ogni azione Ubi) ha detto che avrebbe preso in considerazione la proposta. Una volta chiusa l'Ops, tuttavia, le carte potrebbero anche essere rimescolate.

Nel mentre, Intesa Sanpaolo ha aumentato le sue quote nel gruppo insurtech Yolo, mentre Ubi insieme a Unioncamere Lombardia e Innexta ha firmato un protocollo di collaborazione per sostenere l'innovazione delle imprese.

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