Italia al palo, subito i cantieri

L'Italia è immobile, il solo paese dell'Europa in recessione tecnica. Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie direbbe ancora oggi il poeta con buona pace dei decisori politici. I numeri che parlano dovrebbero suggerire preoccupazione, invece il governo non se ne cura e ostenta ottimismo a dispetto di tutto e tutti. Il 2019 sarà un anno bellissimo, assicura il premier Conte. E sulla stessa linea, magari con un filo di enfasi in meno, è il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera. Viene in mente l'orchestra che sul Titanic proseguiva a suonare mentre la nave andava a picco. Famiglie e imprese non sembrano pensarla come direttore ed orchestrali: cresce la paura, la fiducia si è persa da un pezzo. Ci si prepara al peggio senza che si avverta in qualcuno un recupero di senso di responsabilità. Quest'anno, a dispetto dei proclami, aumenteranno le tasse, il debito pubblico crescerà come al solito, la ripresa sarà solo un concetto per qualche convegno o dichiarazione davanti a taccuini e telecamere compiacenti. E, naturalmente, il reddito di cittadinanza è l'eterno ritorno dell'uguale: l'assistenzialismo. Bocciato dai cittadini/contribuenti che bollano la misura come iniqua perché non aiuta la crescita (Fonte: Ipsos). Qualcuno dovrebbe suggerire a chi di dovere che l'alta tassazione incide in misura sconsiderata sull'economia reale, si traduce in recessione profonda. Come ogni volta le persone normali faranno la propria parte imponendosi sobrietà e controllo rigoroso delle loro deboli finanze. Pagheranno di tasca propria come sta già avvenendo. Mentre lorsignori si accapigliano sulla Tav. Ma non si capisce che senza le grandi opere il paese non riparte? Si dia finalmente un segnale forte. Anche solo un cantiere aperto per non continuare a viaggiare contromano. Altrimenti anche la fuga degli investitori è destinata a proseguire. Con il default dietro l'angolo!

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