Leonardo, progetti senza Fincantieri

La cessione di Oto Melara funzionale al piano europeo per una difesa comune

Leonardo, progetti senza Fincantieri

Veti e interessi incrociati sulla vendita di Oto Melara, la società del gruppo Leonardo che produce cannoni e mezzi corazzati per la Difesa, sulla quale punta da mesi a mettere le mani Fincantieri. Un'operazione che sembrava tutta in discesa visto che Leonardo e Fincantieri sono «cugine»: la prima è nelle mani del Tesoro per il 30,2% e la seconda, tramite il braccio operativo Cdp Industria, per il 71,3 per cento. Per il gruppo guidato da Alessandro Profumo un'occasione per rifocalizzare il business verso la digitalizzazione dei processi e per l'azienda di Giuseppe Bono (in scadenza a primavera dopo 20 anni di riconferme) un'opportunità per rafforzare la divisione militare oltre a quella civile legata al business delle navi.

A scompaginare i piani sono arrivati però tedeschi, francesi (e gli interessi europei) sollevando numerose polemiche politiche e sindacali. Di fatto, torna anche su questa partita l'annosa dicotomia tra tutela degli interessi nazionali e libero mercato. Questo perché su Oto Melara è arrivata anche l'offerta dei franco-tedeschi di Knds. Secondo indiscrezioni, «si parla di circa 650 milioni», valore potenzialmente più alto di quello che vorrebbe (e potrebbe) mettere sul piatto Fincantieri che, comunque, non ha ancora formalmente presentato un'offerta ufficiale. La scadenza è a fine mese e, secondo fonti finanziarie, il gruppo di Bono non avrebbe le risorse per una tale offerta, se non passando da un aumento di capitale. I tedeschi, poi, avrebbero messo sul piatto - oltre al mantenimento della piena occupazione - anche il progetto per il nuovo carro armato lanciato da Macron e Merkel: l'euro tank Magcs che punta a un mercato da 11 miliardi. Inoltre, l'operazione sarebbe in linea con la creazione di un progetto europeo di difesa comune da costruire sul triangolo Italia-Francia Germania, e il presidente francese Emmanuel Macron ne avrebbe parlato da tempo a Mario Draghi.

Da qui la levata di scudi politica con la Lega che chiede che Oto Melara e Wass restino di proprietà italiana e pubblica attraverso l'acquisizione da parte di Fincantieri in quanto assetti industriali strategici nazionali. «La cessione a gruppi industriali stranieri comporterebbe la perdita di un patrimonio industriale fondamentale per il nostro Paese, in prospettiva anche occupazionale, e impedirebbe la realizzazione di sinergie e cooperazioni in ambito europeo che restano percorribili solo se l'Italia manterrà il controllo sull'apparato nazionale dell'industria della Difesa», ha commentato il deputato Roberto Paolo Ferrari, responsabile dipartimento Difesa della Lega. «Preoccupazione e no alla cessione di siti produttivi» anche dai sindacati.

Sta di fatto, però, che dietro questa operazione ci sono diversi interessi. Oltre al ruolo dell'Italia nel piano per la difesa europea ce ne sono anche di strettamente industriali con Leonardo che punta a incrementare la collaborazione con la Germania dopo avere rilevato il 25% di Hensoldt, gruppo tedesco leader nei radar e nei sensori di sorveglianza. D'altra parte, né i francesi, né i tedeschi contribuiscono alla cooperazione nel settore europeo della difesa se non cedendo pacchetti di minoranza. E la storia recente insegna che i cugini francesi hanno già fatto uno sgambetto importante a Fincantieri con la fusione con Naval Group fallita nonostante anni di promesse e impegni.

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