La lezione ecologista del Mose

La realizzazione del Mose non poteva che essere destinata a una lunga traversata nel deserto dell'irragionevolezza

La lezione ecologista del Mose

La realizzazione del Mose non poteva che essere destinata a una lunga traversata nel deserto dell'irragionevolezza. Infine, la grande opera ha visto la luce nella laguna. A far da protezione alla magnificenza di Venezia. Tutto bene quel che finisce bene? A vedere i risultati con l'acqua alta finalmente contenuta entro i suoi argini certamente sì. Tutto è perfettibile, ovvio. Il problema sono i soliti malmostosi, quelli a cui niente va bene, neppure quando la realtà li smentisce. Per loro la realtà non è quella che tutti vedono. Non è quella che ora permette di girare in piazza san Marco senza galosce alte un metro. I malmostosi hanno perso la battaglia contro la realtà delle cose e loro a dire che tanto fra qualche anno il Mose non avrà più la forza per resistere, sarà una tecnologia superata, e che già si avvertono i primi scricchiolii.

Niente da fare: proprio non ce la fanno ad ammettere che una grande opera si è compiuta e funziona. Anche a loro beneficio nonostante loro, i bastian contrari, che per anni ci hanno provato in tutti i modi a bloccare il progetto in nome di un ambientalismo ideologico. E pensare che il Mose è quell'opera, davvero grande, che oggi permette la conservazione di una bellezza del pianeta. La costruzione del Mose assume il significato virtuoso di cura del nostro patrimonio. Di accurata conservazione. Credo che il mondo che non ha i paraocchi abbia ringraziato.

Purtroppo per un Mose che ha attraverso con successo il deserto vi sono altri progetti di grandi opere fermi al palo. Ogni giorno un impedimento a procedere. Ogni giorno una protesta. Ogni giorno un ostacolo. Così la ragionevolezza va a sbattere contro quel palo eretto dai malmostosi, dai mestieranti del no a tutto.

D'altronde, se neppure davanti all'evidenza riescono ad arrendersi significa che l'Italia del fare con giudizio ha sempre il serio problema della faticosissima traversata del deserto. Ma, come ha dimostrato la realizzazione del Mose, non tutto è perduto. Si può fare.

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