Questa storia, ahinoi, la conosciamo piuttosto bene. Siccome l'Italia è una nazione in perenne campagna elettorale gli annunci della politica sono all'ordine del giorno. E succede che in rari casi si traducono in realtà; ovviamente quelli che promettono misure positive per imprese e famiglie. Invece gli annunci di segno avverso vanno tradizionalmente tutti a dama. Allora c'è poco da stare allegri quando la Banca centrale europea fa sapere che è in arrivo una stretta relativa agli standard creditizi, puntualmente confermata da Bankitalia. Tradotto: le imprese che necessitano di un prestito saranno sottoposte a screening oculati.
Il che lascia presagire tempi duri per chi ne fa richiesta. O meglio. Potranno avanzare domanda solo gli imprenditori che godono già di ottima salute. Stavolta il motivo è legato alle incertezze che derivano dalla ricaduta sull'economia delle tensioni connesse alla vicenda iraniana. Insomma, davanti a un problema stavolta di tipo geopolitico con impatto drammatico sul versante energetico non vi è un'assunzione di responsabilità pari fra tutti. Le banche sono sempre quelle che rischiano meno. Le imprese e le famiglie che rappresentano il penultimo e ultimo anello della catena sono i soggetti che pagano maggiormente gli effetti dei rovesci. Dunque, vi sarà assai meno credito laddove ce ne sarebbe più bisogno. Un controsenso logico destinato a generale un deficit pesante nell'economia. Una pessima notizia che aggiunge un nuovo capitolo alla storia dei rapporti tra il mondo del credito e quello delle imprese. E non occorre essere profeti di sventura nell'anticipare che a subire i contraccolpi più duri saranno le piccole e medie imprese.
Realtà che producono lavoro, cercano manodopera competente per crescere, fanno lievitare i nostri mercati più nobili, come quello del design e della moda. Morale. La nuova stretta sul credito vuol dire che i decisori politico -economici continuano a dare alle pmi pochissimo credito.Info@pompeolocatelli.it