Così è nato il piano anti-cash: perché "cancellano" i contanti

L’introduzione del tetto al contante ha come obiettivo quello di frenare l’evasione e il riciclaggio. Così si combatte anche la criminalità organizzata

Così è nato il piano anti-cash: perché "cancellano" i contanti

Tra pochi giorni scatterà la riduzione del tetto al contante: nuovo limite 2mila euro. Il governo ha varato questa misura con la legge di Bilancio del 2020. E ha come obiettivo combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco da parte delle mafie. Inibire la circolazione del contante, per molti, (ci sono autorevoli studi che smentiscono questa teoria) è un’esigenza per contrastare alcuni tipi di reati.

In primo luogo, quelli della criminalità mafiosa, ma anche la corruzione. Oltre che il lavoro nero. "In un momento di crisi come questo, limitare l’uso del contante è fondamentale per evitare che la criminalità organizzata approfitti della difficoltà di aziende e cittadini", spiega al Fatto Quotidiano, Luca Tescaroli, 55 anni, procuratore aggiunto a Firenze. Persegue i reati della criminalità organizzata e quelli dei colletti bianchi da quando era a Caltanissetta e poi a Roma. Da mesi sostiene che porre un limite alla circolazione del contante non serva solo a combattere l’evasione, ma sia anche uno strumento investigativo fondamentale: "Più il denaro è tracciato più si possono scoprire attività illecite".

La prima legge con lo scopo di limitare l’uso del contante per prevenire l’attività di riciclaggio risale al 3 maggio 1991. Nacque da un'idea di Giovanni Falcone. Già allora Falcone aveva capito che era importante limitare l’uso del contante nella lotta alla mafia: chi ha grosse disponibilità di liquidi le può inserire senza limiti nel mercato e nell’acquisto di società.

Per molti la liquidità è un elemento caratteristico della corruzione nel versamento delle tangenti. Un motivo in più per frenare il contante. Le banconote vengono usate anche per l’evasione: così si evitano fatture e il passaggio di denaro avviene senza tracciamento. Per questo dobbiamo limitare la circolazione di contante.

C’è uno scontro ideologico su questo punto. Per molti, tra cui Unimpresa, la riduzione del contante in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo ora ha l’effetto di frenare i consumi (già deboli). Provocando un ulteriore indebolimento dell’economia. Ma Tescaroli non è d’accordo. Per lui in questo momento di crisi il ruolo delle mafie viene avvantaggiato ancora di più. C’è una carenza di liquidità e chi ne ha disponibilità senza limiti può incidere sul mercato dei capitali impadronendosi delle società in difficoltà che hanno bisogno di denaro. "Per contrastare questo fenomeno lo Stato deve veicolare risorse con velocità ed efficienza e poi serve l’attività di controllo", spiega sempre al Fatto.

La riduzione della soglia del contante servirebbe anche a imporre il tracciamento: più i controlli sono puntuali e più si può evitare che finiscano in mani sbagliate. Quando i trasferimenti sono tracciati e non avvengono in contanti, si possono scoprire le attività illecite. "Altrimenti - conclude Tescaroli - diventa difficile combattere la criminalità organizzata".

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