L'ipotesi furgoni Fiat in Cnh. Mossa Fca in chiave antitrust

Il passaggio dei veicoli commerciali per abbassare le soglie di concentrazione nella fusione con il gruppo Psa

Il mercato ci crede, i diretti interessati non commentano. A guadagnarci, per ora, sono le azioni di Cnh Industrial che a Milano, ieri, sono salite del 3,5% a 6,23 euro dopo aver toccato un massimo di 6,28 euro. Agli analisti, in pratica, piace il riaffiorare dell'ipotesi che, per far fronte ai problemi sollevati dall'Antitrust, Fca (+2,2% a 8,83 euro) decida di trasferire il business dei veicoli commerciali a Cnh Industrial, società controllata sempre dalla Exor (+3,67% a 50,90 euro) con John Elkann al timone. Una soluzione del genere (già oggetto di suggestioni non appena l'Antitrust ha acceso il faro sulla posizione dominante che Fca e Psa, una volta unite, avrebbero nel mercato dei furgoni) farebbe comunque comodo a Cnh Industrial, presente nel settore dei veicoli commerciali solo con Iveco Daily (meno di un decimo del mercato europeo di questi automezzi).

Di reale, per ora, ci sono le verifiche dell'Antitrust che proseguiranno sino a ottobre. Psa e Fca, infatti, insieme rappresenterebbero circa un terzo delle vendite Ue di furgoni, raggiungendo i due quinti in Francia e quasi la metà del mercato in Italia. Bruxelles, in proposito, potrebbe ordinare ai due gruppi di abbandonare in tutto o in parte l'attività, come condizione per consentire il proseguimento della fusione. Fca e Psa producono ad Atessa (Chieti) il furgone Fiat Ducato e gli analoghi targati Peugeot e Citroën. I transalpini hanno altri impianti in Europa: Batilly e Hordain (Francia), Luton (Regno Unito) e Vigo (Spagna). A questi si aggiungerà, in futuro, un sito polacco. Nel settore, come si vede, la potenza di fuoco di Psa è maggiore rispetto a quella di Fca. Secondo gli analisti, inoltre, la vendita di alcuni modelli a un altro grande concorrente potrebbe rimescolare la fetta di mercato esistente. Meglio, quindi, adottare una soluzione tipo spin-off di Fiat Professional con successivo passaggio a Cnh Industrial. Una decisione in tal senso garantirebbe a Cnh Industrial una posizione significativa in un business che è alimentato dalla crescente domanda per le consegne di pacchi e, soprattutto, placherebbe l'Ue.

E sempre Cnh Industrial (14 fabbriche e 17.500 dipendenti in Italia) potrebbe giovarsi di questa operazione nel momento in cui è in corso, a causa del Covid-19, un punto sulle proprie attività in Italia. In forte sofferenza sono gli impianti di Lecce (pale gommate) e Brescia, dove nasce il camion medio Eurocargo di Iveco. Gli ordini scarseggiano, e solo per Brescia (2mila occupati) vengono messi in conto, per fine anno, 8-9mila camion rispetto ai 13mila prodotti in precedenza. Sindacati e amministratori locali, a questo punto, temono il peggio. Il 30 luglio, in occasione della conference call che seguirà i dati del secondo trimestre e del primo semestre dell'anno, se ne saprà probabilmente di più. Come anche sul progetto di scorporo di Cnh Industrial, slittato sempre per il Covid-19.

La Corte d'appello di Detroit, infine, ha confermato l'ordine del giudice distrettuale: Gm e Fca devono vedersi e trovare una soluzione dopo che il gruppo Usa aveva accusato il Lingotto d'aver corrotto, tra il 2009 e il 2015, sindacalisti Uaw. È stata respinta la richiesta di Gm di nominare un altro giudice.

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