L'Italia olimpica merita l'oro

L'assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 a Milano-Cortina dice che Giovanni Malagò è un'eccellenza italiana. Un uomo, un imprenditore, un manager che non si arrende mai prima di gareggiare. Una persona che comunica entusiasmo. Il suo, alla prova dei fatti, è un metodo di fare impresa che funziona. Nell'Italia vittima di burocrazia e politica del no che coltiva solo le false partenze è per davvero un atto eroico raggiungere traguardi di prestigio per il bene del Sistema Paese.

La storia degli ultimi anni è nota. Quando la giunta Raggi spense la speranza di portare le Olimpiadi a Roma, la delusione di Malagò durò un giorno appena. Per la Capitale quella sarebbe stata un'occasione unica di ripresa, invece la cultura della decrescita infelice dei pentastellati prevalse. Il presidente del Coni espresse tutto il suo dissenso e si fece portavoce del malumore di chi stava già lavorando affinché, dopo i fasti dell'edizione del 1960 (che ancora si ricordano), Roma e quindi l'Italia tutta trovasse nuovi slanci. Ora siamo qui a raccontare una prima sfida vinta. Malagò da autentico fuoriclasse del gioco di squadra (affidando ruoli di assoluta responsabilità alle donne, come ha fatto presente su queste pagine Benny Casadei Lucchi il 26/06/2019), ha tessuto con sapienza una tela pregiata; ha messo d'accordo il volto costruttivo della politica tra Lombardia e Veneto.

È giusto rimarcare l'impegno e la capacità dei sindaci di Milano e Cortina, Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina come dei Governatori Attilio Fontana e Luca Zaia, tutti capaci di spogliarsi del trito attivismo elettorale condito di slogan per collaborare nell'interesse del Paese. Il metodo Malagò ha colpito chi doveva decidere. Un risultato importante, insomma. Un segnale di fiducia che va raccolto. Che l'Italia torni finalmente in pista. Per competere!

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